Incendio alla Versalis di Mantova, dopo dieci ore il rogo non è ancora stato domato
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Redazione Interno
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Sono trascorse ormai dieci ore dallo scoppio dell’incendio che ha colpito il magazzino di stoccaggio dei polimeri - materiale plastico, per intenderci - all'interno del polo chimico Versalis di Mantova, eppure le fiamme non accennano a lasciare la presa. Quella che era iniziata come una giornata di lavoro qualunque, nella zona industriale di via Taliercio, si è trasformata in un incubo logistico e ambientale: una densa colonna di fumo nero, visibile persino dall'area reggiana, si è alzata poco dopo le nove, costringendo le autorità a gestire un'emergenza di secondo livello.
A dare l'allarme, come riportano le cronache locali, è stato il sistema antincendio interno dell'impianto; in un quarto d'ora, circa ottocento lavoratori sono stati evacuati senza che si registrassero vittime, se si esclude una sola persona rimasta lievemente intossicata.
La mobilitazione senza precedenti dei vigili del fuoco
La natura stessa del materiale coinvolto - polimeri stirenici, utilizzati per la produzione di materie plastiche - rende le operazioni di spegnimento particolarmente complesse. I vigili del fuoco, inizialmente intervenuti con le squadre del comando provinciale, hanno dovuto ben presto fare i conti con la realtà dei fatti: il rogo era troppo esteso per essere gestito solo con le risorse locali. Così, da tutto il Nord Italia, sono arrivati rinforzi.
Al momento, nella tarda serata di oggi, risultano impiegate sette squadre specializzate, supportate da due autobotti di grande capacità e persino da un robot antincendio, una macchina telecomandata che può avvicinarsi ai focolai senza mettere a rischio la vita degli operatori. In volo, poi, ci sono i droni della direzione nazionale, equipaggiati con termocamere per individuare i punti più caldi del magazzino e monitorare l'evoluzione del fronte.
L’ordinanza del sindaco e la gestione della nube tossica
La preoccupazione, però, non riguarda solo la lotta alle fiamme, ma anche ciò che esse sprigionano. La densa nube che ha avvolto il cielo mantovano ha immediatamente fatto scattare i protocolli sanitari. Il sindaco Andrea Murari, dopo un primo vertice in prefettura, aveva emesso un'ordinanza che invitava l’intera popolazione a tenere le finestre serrate e a evitare di sostare all’aperto.
Successivamente, un nuovo tavolo di coordinamento ha permesso di restringere il campo: i tecnici di Arpa Lombardia hanno installato campionatori ad alto volume in punti strategici della città - come via Ariosto e via Sant’Agnese - e i primi rilievi con strumentazione portatile non hanno evidenziato valori critici immediati.
Di conseguenza, l'ultimo provvedimento firmato da Murari ha circoscritto le limitazioni a un perimetro di appena settecento metri dal focolaio dell'incendio; un'indicazione, questa, che resterà in vigore almeno fino alla mezzanotte di oggi, in attesa dei risultati definitivi delle analisi che richiederanno tempi tecnici più lunghi.
Una paura che si estende al Casalasco e al Viadanese
Lo scenario descritto non ha gettato nello sconforto solo i mantovani. La visibilità del pennacchio di fumo, come testimoniano le segnalazioni giunte dalle redazioni locali, ha alimentato l'apprensione anche tra i residenti del Casalasco e del Viadanese, aree cremonesi confinanti con la provincia. Sebbene in quei comuni non siano state adottate misure restrittive specifiche, la paura di una contaminazione si è diffusa rapidamente, alimentata dalle immagini spettacolari ma inquietanti del rogo.
Dal punto di vista della viabilità, l’emergenza ha avuto ripercussioni pesanti: la linea ferroviaria Mantova-Monselice è stata temporaneamente sospesa, così come la circolazione su via Brennero, ripristinata solo nel primo pomeriggio dopo lo spostamento di tre vagoni ferroviari carichi di cloruro di titanio, una sostanza che, se esposta alle fiamme, avrebbe potuto aggravare un quadro già di per sé complesso.




