L’ombra della Nemesi sui binari di Pesaro e Bologna: la rivendicazione anarchica e la filiera investigativa contro il fuoco olimpico
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Redazione Interno
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Non era soltanto il riverbero mediatico del grande evento sportivo, quello che nella notte tra il 6 e il 7 febbraio si è acceso sulle linee ferroviarie italiane; era un fuoco deliberatamente appiccato, quello destinato a divorare cavi elettrici e pozzetti di segnalamento, un atto che porta oggi una firma precisa. Il blog “La Nemesi”, piattaforma di controinformazione legata all’area anarchica e rivoluzionaria, ha pubblicato una rivendicazione formale del sabotaggio incendiario avvenuto nei pressi della stazione di Pesaro, corredando il testo, secondo quanto apprendono le agenzie di stampa, anche con materiale fotografico volto a certificare la paternità dell’operazione -4-8-9. “All’alba del 7 febbraio”, si legge nel post intitolato ‘Rompere il ghiaccio’, “è stata sabotata la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Pesaro”, un’azione che gli autori descrivono non come un mero danneggiamento vandalico, bensì come uno strumento dialettico armato: si mira, testualmente, a “rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo ‘spettacolo’ delle Olimpiadi invernali” -4-8.
La critica ai partner istituzionali e la “solidarietà combattiva”
La struttura del messaggio, diffuso inizialmente sul sito Sottobosko.noblogs con l’auspicio “Fuoco alle Olimpiadi e a chi le produce” e successivamente dettagliato su La Nemesi, non si limita a colpire l’evento in sé, ma individua bersagli specifici nella filiera economica che sostiene Milano Cortina 2026 -1-4. Gli autori del sabotaggio citano esplicitamente Leonardo, Eni e il Gruppo Fs, accusandoli di rappresentare gli ingranaggi di quel “feroce progresso capitalista” che, nella loro lettura, “collabora e specula su guerre e devastazione della terra” -4-8. La nota si chiude con un inciso retorico, una formula che ormai appartiene al lessico ricorrente di certe frange insurrezionaliste: “Solidarietà combattiva con tutt* * lavorat* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni”, una dichiarazione che estende idealmente il perimetro del conflitto dai binari marchigiani ai contesti internazionali di rivendicazione sociale e anticarceraria -4-9.
L’episodio di Castel Maggiore e la singolarità dell’ordigno inesploso
Se la costa adriatica ha visto le fiamme divorare un pozzetto e i cavi di fibra ottica — con ripercussioni sulla circolazione durate sino al pomeriggio inoltrato e ritardi che per alcuni Frecciarossa hanno toccato le due ore —, è sul nodo infrastrutturale bolognese che la magistratura sta concentrando le verifiche tecniche più complesse -2-7. Sulla bretella di collegamento tra la linea Bologna-Venezia e la stazione dell’Alta velocità, all’altezza di Castel Maggiore, gli investigatori della Digos e il personale della Polizia scientifica hanno rinvenuto un ordigno rudimentale rimasto inspiegabilmente intatto; una circostanza, quest’ultima, che ha offerto agli inquirenti un elemento di prova raro in casi di questa natura -1-3. Il dispositivo, una bottiglia in materiale plastico riempita di liquido infiammabile e polvere da diavolina collegata a un timer, costituisce secondo gli esperti una “firma” tattica riconducibile alla galassia anarco-insurrezionalista italiana, già attiva negli anni passati con azioni mirate contro le infrastrutture critiche -3.
La Procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo contro ignoti, ha ipotizzato reati di particolare gravità: si procede per attentato alla sicurezza dei trasporti e, elemento qualificante dell’inchiesta, per associazione con finalità di terrorismo -1. Non si tratta di una valutazione meramente formalistica: il procuratore Paolo Guido avrebbe evidenziato come il sabotaggio non abbia provocato solo danni materiali, ma sia stato concepito per generare panico e disorientamento in concomitanza simbolica con la cerimonia di apertura dei Giochi, un modus operandi che replica — per tecnica e tempistica — gli atti che nel 2024, a poche ore dalla cerimonia parigina, paralizzarono la rete TGV francese -3-6.
La notte dei cavi tranciati: il secondo atto nella zona merci
La strategia offensiva nei confronti del sistema ferroviario, tuttavia, non si è esaurita con la giornata inaugurale. A distanza di due notti, tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio, un secondo episodio di danneggiamento doloso ha interessato il nodo bolognese: in questo caso, come riferito da fonti investigative, non si è fatto ricorso al fuoco, ma a un’azione meccanica di tranciatura netta. Alcuni cavi situati lungo la cosiddetta “linea di cintura” — l’insieme di binari e bivi che aggira a nord la stazione centrale per consentire il transito dei convogli merci — sono stati recisi durante la notte -1. Un’azione silenziosa, questa, priva di rivendicazione immediata e differente nell’esecuzione materiale, ma che gli apparati di sicurezza leggono come parte di una medesima fase di pressione antagonistica, un’estensione del conflitto dal fronte dell’Alta velocità a quello della logistica commerciale.
Rimane aperto, sul tavolo del gruppo “Terrorismo” della Procura felsinea guidato dall’aggiunta Morena Plazzi, il lavoro comparativo sui reperti: l’ordigno inesploso viene passato al setaccio per rilevare tracce biologiche, profili genetici o residui chimici che possano agganciarsi a precedenti basi dati -1-3. Non emergono, allo stato attuale degli atti, nominativi formalmente iscritti nel registro degli indagati, ma le verifiche sui flussi di acquisto di componentistica elettronica e materiali pirotecnici, così come l’analisi delle telecamere di sorveglianza posizionate lungo le direttrici extraurbane, costituiscono il crinale principale lungo cui si snoda l’inchiesta. La simultaneità degli attacchi, pianificati con precisione cronometrica e realizzati con risorse artigianali ma efficaci, suggerisce agli inquirenti una struttura organizzata, per quanto verosimilmente fluida e compartimentata secondo i canoni della clandestinità insurrezionalista -3.




