Mel Gibson sceglie Mesagne e il barocco leccese per il suo riposo salentino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non è certo la prima volta che un volto noto di Hollywood cede al fascino discreto di questa terra, eppure la scelta di Mel Gibson – il regista e attore premio Oscar, da sempre figura complessa e polarizzante del cinema mondiale – di trascorrere un periodo di relax proprio a Mesagne, nel cuore del Salento, conferma una tendenza ormai consolidata: quella di una Puglia capace di offrire non solo paesaggi mozzafiato ma anche, e forse soprattutto, quella riservatezza che le grandi celebrità ricercano quando vogliono sottrarsi ai riflettori. Il soggiorno, avvolto da un alone di riservatezza tipico delle sue scelte più intime, arriva al termine di un impegno lavorativo titanico, vale a dire le riprese del suo attesissimo The Resurrection of the Christ, seguito del controverso La Passione di Cristo. Mesagne, con la sua capacità di unire professionalità alberghiera di alto livello e un contesto urbano ancora lontano dai circuiti del turismo di massa, si è rivelata la base ideale per questo suo riposo, una sorta di premio personale dopo 134 giorni di lavorazione.
L’incanto della basilica di Santa Croce e l’incontro con monsignor Carlino
La visita a Lecce, invece, è stata una parentesi quasi liturgica, compiuta in punta di piedi. Gibson, accompagnato da pochi fidati collaboratori, ha varcato la soglia della basilica di Santa Croce, gioiello assoluto del barocco leccese, senza alcuna scenografia mediatica. A rivelare i dettagli di quell’ingresso dimesso è stato PortaLecce, il sito dell’Arcidiocesi salentina, che ha raccontato di un uomo – più simile a un turista colto che a una star – il quale aveva chiesto di essere guidato personalmente dal parroco, monsignor Mauro Carlino. Nessuna troupe al seguito, nessuna richiesta di particolari privilegi: solo la volontà di lasciarsi incantare dagli intrecci di pietra e dai simboli di un tempio che rappresenta, forse, l’apice dell’architettura barocca del Sud. Il regista, si legge, si è trattenuto a lungo ad ammirare i dettagli del rosone e dei capitelli, quasi come se stesse studiando una nuova messa in scena, quella di un silenzio che a Lecce diventa forma.
Le riprese di “The Resurrection of the Christ” e il doppio film del 2027
Se la scelta della Puglia come meta di relax non è causale, lo è ancora meno la sua presenza nelle campagne tra Carovigno e la riserva naturale di Torre Guaceto, dove Gibson ha girato alcune sequenze fondamentali per il suo nuovo kolossal. L’opera, suddivisa in due parti – *La Passione di Cristo: Resurrezione - Parte Uno* e *Parte Due* – è stata girata interamente in Italia e rappresenta il coronamento di un progetto accarezzato per anni. Le date di uscita, già fissate per il 26 marzo e il 6 maggio del 2027, non sono state scelte a caso dal regista, noto per la sua fede cattolica tradizionalista: la prima corrisponde al Venerdì Santo, la seconda all’Ascensione. Aver terminato le riprese proprio in Salento, tra gli ulivi secolari e le torri costiere, ha permesso a Gibson di chiudere il cerchio di una produzione monumentale, prima di concedersi quei giorni di meritato riposo tra Mesagne e le bellezze del barocco.
Un ponte del Primo Maggio tra piazza Sant’Oronzo e la riservatezza salentina
A convincere definitivamente l’attore e regista – lo stesso di *Braveheart – Cuore impavido* – è stata la capacità della Puglia di offrire una dimensione autentica, lontana dalla retorica delle cartoline. Durante il ponte del Primo Maggio, Gibson è stato visto aggirarsi con discrezione tra piazza Sant’Oronzo e i vicoli del centro storico leccese, mescolandosi ai visitatori senza mai cedere alla tentazione di farsi riconoscere. Una scelta, la sua, che riassume bene il paradosso di certi territori: più sono ricchi di bellezza, più riescono a proteggere l’intimità di chi li attraversa. E se Mesagne si conferma una delle capitali occulte del relax vip, Lecce gli ha regalato quella lezione di arte e spiritualità che pochi set cinematografici avrebbero potuto eguagliare.




