Farmaci anti-obesità, arrivano le pillole: nuove cure su misura

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Le cure per l’obesità si preparano a una nuova fase, con farmaci anti-obesità in compresse, trattamenti personalizzati e strumenti di intelligenza artificiale destinati ad affiancare il lavoro dei medici. Il tema è stato al centro del congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità, concluso a Palermo, dove la ricerca ha affrontato anche il ruolo della genetica nella scelta delle terapie. L’obiettivo clinico non riguarda soltanto la perdita di peso, ma anche la possibilità di individuare il trattamento più adatto a ciascun paziente e mantenerlo nel tempo. La continuità delle cure rappresenta infatti una delle principali difficoltà nella gestione di una malattia cronica come l’obesità.

Obesità in Italia, i numeri spiegano l’urgenza delle cure

La diffusione del problema emerge dai dati della sorveglianza Passi dell’Istituto superiore di sanità, secondo cui nel biennio 2024-2025 il 43% degli adulti italiani presentava un eccesso di peso e più del 10% viveva con obesità. Si tratta di una condizione che non coincide semplicemente con qualche chilo in più: l’accumulo eccessivo di grasso corporeo è associato a un aumento del rischio di malattie croniche e può compromettere la qualità della vita. L’origine è multifattoriale e comprende componenti biologiche, comportamentali e ambientali. Anche la predisposizione genetica può contribuire alle differenze individuali nella capacità di perdere peso e mantenerlo nel tempo, rendendo importante una valutazione che consideri la situazione clinica complessiva.

Il cambiamento nell’approccio terapeutico è legato anche all’evoluzione dei medicinali che agiscono sui meccanismi biologici della fame e della sazietà. Nel 2015 liraglutide è diventato il primo agonista del recettore del GLP-1 approvato con un’indicazione specifica per il trattamento dell’obesità, dopo che questa classe di farmaci era stata impiegata soprattutto contro il diabete di tipo 2. Da allora, le terapie basate sulle incretine hanno ampliato le possibilità di intervento per le persone che necessitano di un trattamento farmacologico. La risposta al medicinale, la tollerabilità e la capacità di seguire correttamente il percorso terapeutico sono però aspetti distinti, che richiedono un controllo clinico individuale.

Le nuove pillole contro l’obesità ampliano le opzioni terapeutiche

Tra le novità più rilevanti ci sono le formulazioni orali dei medicinali che agiscono sul recettore del GLP-1. La Commissione europea ha autorizzato a luglio 2026 la compressa Wegovy a base di semaglutide per la gestione del peso negli adulti con obesità o sovrappeso associato a determinate condizioni mediche. Un’altra molecola, orforglipron, sviluppata da Eli Lilly e commercializzata negli Stati Uniti con il nome Foundayo, ha invece ricevuto una raccomandazione positiva dal comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali nell’ottobre dello stesso anno. Per quest’ultima, la raccomandazione deve essere distinta dall’autorizzazione definitiva europea. La disponibilità di formulazioni in compresse introduce un’alternativa alle iniezioni, ma non elimina la necessità di prescrizione, valutazione delle controindicazioni e monitoraggio degli effetti indesiderati.

Le modalità di assunzione possono incidere sulla praticità del trattamento. La compressa di semaglutide richiede il rispetto di precise istruzioni, tra cui l’assunzione a digiuno, mentre orforglipron non presenta lo stesso vincolo legato al cibo e all’acqua. Le differenze tra medicinali riguardano anche i risultati osservati negli studi clinici, la tollerabilità e le condizioni d’impiego: non è quindi corretto considerarli automaticamente intercambiabili. La scelta deve tenere conto delle caratteristiche della persona, delle altre patologie e della possibilità di seguire le indicazioni previste. Il passaggio dalle formulazioni iniettabili a quelle orali amplia le opzioni disponibili, senza trasformare le compresse in prodotti adatti all’automedicazione o al semplice dimagrimento estetico.

Intelligenza artificiale e monitoraggio: il ruolo della medicina personalizzata

Accanto allo sviluppo farmacologico, la ricerca esplora strumenti digitali per seguire i pazienti durante il percorso di cura. L’intelligenza artificiale e i modelli di simulazione individuale, talvolta descritti come gemelli digitali, possono essere studiati per integrare informazioni cliniche e supportare la personalizzazione delle decisioni. Il loro impiego va distinto dai risultati già dimostrati per i medicinali: l’utilità di ciascuno strumento dipende dalle prove disponibili e dalla sua effettiva validazione clinica. Nel programma del congresso palermitano erano presenti anche il trattamento medico-nutrizionale, la chirurgia bariatrica, l’obesità pediatrica e l’attività fisica, a conferma dell’ampiezza degli ambiti coinvolti nella gestione della malattia.

Un’indagine pubblicata su Nature Medicine il 16 ottobre 2026 ha analizzato l’impiego di terapie basate sulle incretine in un programma sanitario digitale britannico rivolto a donne adulte. Lo studio osservazionale ha coinvolto 8.127 partecipanti, seguite per sei mesi con controlli a distanza, esami del sangue e aggiustamenti della dose sotto supervisione clinica. La riduzione media del peso è stata del 15,5% rispetto al valore iniziale, mentre il 91,4% delle partecipanti risultava ancora seguito dal programma alla fine del periodo considerato. Quasi tutte avevano ricevuto tirzepatide. Gli autori precisano che i risultati non dimostrano la superiorità dell’assistenza digitale rispetto alle visite in presenza, perché la ricerca non prevedeva un gruppo di confronto e riguardava un servizio a pagamento.

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