Piazza Affari ignora i dubbi e vola verso il record, il petrolio affonda sull’onda della tregua
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Redazione Economia
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La tregua, o meglio, la sua imminente formalizzazione – gli investitori ne sono talmente certi da averla già scontata nei prezzi da settimane – potrebbe spingere l’indice Ftse Mib a toccare un nuovo massimo storico. Milano, che ha archiviato la seduta con un progresso dell’1,03%, viaggia stabilmente sopra la soglia psicologica dei 50mila punti; un posizionamento, quest’ultimo, che la pone a meno di un centinaio di lunghezze dal primato assoluto, un risultato che sembrava impensabile solo pochi mesi fa.
La certezza, quasi matematica, di una riapertura dello Stretto di Hormuz sta riscrivendo le gerarchie di mercato, premiando chi per troppo tempo aveva sofferto il caro energia e penalizzando, con altrettanta rapidità, i titoli del comparto oil & gas. Eni, per citare un colosso nostrano, cede terreno in maniera netta, mentre i riflettori si accendono su Nexi, il cui balzo in borsa è alimentato da una parallela manovra societaria che nulla ha a che vedere con la distensione internazionale.
La piattaforma asiatica, prima, e quelle del Vecchio Continente, poi, hanno recepito l’ottimismo dilagante, sebbene i volomi di scambio risultino ancora attenuati a causa delle concomitanti festività che tengono chiuse Wall Street, Londra e altre piazze finanziarie globali.
Il greggio crolla e trascina con sé le quotazioni del gas
Il barometro più sensibile alle turbolenze mediorientali, il petrolio, ha reagito in modo violento alle avances diplomatiche. Il Brent arretra del 5,7%, scivolando a 94,5 dollari al barile, mentre il Wti, il benchmark statunitense, subisce una flessione analoga attestandosi sotto la soglia degli 88 dollari. È una discesa, quella del greggio, che riflette la fiducia degli operatori nel fatto che le rotte marittime verranno riaperte a breve, ripristinando un flusso regolare dell’oro nero finora strozzato dal conflitto.
Parallelamente, il gas naturale ad Amsterdam perde slancio, scambiato in ribasso di oltre quattro punti percentuali, un segnale che la paura di una carenza di approvvigionamenti per l’inverno si sta attenuando. Resta inteso, leggendo le note di alcuni strategist internazionali, che il ribasso delle materie prime energetiche, se da un lato allevia la pressione inflattiva immediata, dall’altro potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio qualora le banche centrali dovessero riconsiderare le loro prossime mosse.
Aerei in decollo e titoli finanziari sotto i riflettori
Se il costo del carburante diminuisce, le compagnie aeree ne beneficiano direttamente, e i listini europei ne sono la prova tangibile. I giganti del trasporto aereo, da Air France-KLM a Lufthansa, passando per la britannica IAG, hanno messo a segno progressioni a doppia cifra in alcuni casi, cavalcando l’onda lunga della speculazione sulla pace. Ryanair e Wizz Air non sono state da meno, dimostrando come un intero comparto possa riprendere fiato dopo le soffocanti tensioni geopolitiche.
A Piazza Affari, oltre ai voli, si muove il credito: Unicredit scatta in avanti di oltre tre punti percentuali, trainando l’intero settore bancario, mentre la già citata Nexi brilla di luce propria, sebbene il suo aumento sia legato a dinamiche di aggregazione domestica piuttosto che al contesto internazionale. La prospettiva di una fine delle ostilità, insomma, agisce come un moltiplicatore di rischio, spingendo i capitali verso quei settori ciclici che erano stati messi ai margini nei mesi precedenti.
L’incognita inflazione attende dietro l’angolo
Tuttavia, come ricorda il focus diffuso da Radiocor, non è tutto oro quello che luccica. Se la tregua venisse ufficializzata, l’attenzione dei mercati finanziari si sposterebbe immediatamente sul prossimo fronte caldo: l’inflazione e le politiche restrittive delle banche centrali. La discesa del petrolio, per quanto virtualmente deflattiva, arriva in un contesto in cui i prezzi al consumo mostrano una certa rigidità strutturale.
Gli analisti sospettano che la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea potrebbero non avere ancora finito il loro lavoro di rialzo dei tassi, e che la tregua – lungi dal rappresentare una soluzione definitiva – possa semplicemente spostare l’asticella del rischio. Per ora, comunque, prevale il sentiment positivo: i listini salgono, il costo dell’energia scende e il record di Piazza Affari è a portata di mano. Una circostanza, questa, che gli operatori di lungo corso sanno di dover godere con cautela, vista la fragilità degli equilibri geopolitici attuali.




