Iran e Usa, ok al ritorno degli ispettori Aiea: cessato il pericolo sullo Stretto di Hormuz
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Redazione Esteri
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I colloqui tra Washington e Teheran, ospitati dalla Svizzera nelle scorse ore, hanno prodotto i primi segnali concreti di una possibile distensione, tanto che il vicepresidente americano J.D. Vance ha annunciato il via libera dell’Iran al ritorno degli ispettori dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. L’annuncio, arrivato al termine del primo round di discussioni, rappresenta un passo avanti in quella che si era trasformata in una crisi sempre più profonda, con il programma nucleare iraniano al centro delle preoccupazioni dell’amministrazione guidata da Donald Trump.
Contestualmente, gli Stati Uniti hanno deciso di allentare la morsa delle sanzioni, autorizzando una parziale vendita di petrolio iraniano, una mossa che lascia intendere la volontà di costruire un clima di fiducia reciproca, sebbene i dettagli dell’intesa rimangano ancora da definire.
Via libera alle ispezioni e sospensione delle sanzioni
La decisione di Teheran di accogliere nuovamente gli ispettori dell’Aiea, dopo le tensioni che avevano portato alla loro espulsione e alla riduzione della cooperazione, è stata accolta come un elemento decisivo per la ripresa del dialogo sul dossier nucleare. Vance, lasciando la Svizzera dopo i lavori, ha parlato di basi gettate per un buon accordo, sottolineando che il percorso intrapreso punta a una soluzione negoziata della contesa.
Sul fronte economico, la sospensione delle sanzioni sul petrolio iraniano fino al 21 agosto rappresenta un’apertura significativa, che consente a Teheran di incassare un primo beneficio tangibile e che apre la strada a futuri negoziati sugli altri capitoli ancora aperti. Nonostante questi sviluppi, fonti vicine alla diplomazia ricordano come l’intesa sia ancora in una fase iniziale, con la necessità di definire meccanismi di verifica e tempistiche precise per l’attuazione degli impegni presi.
La posizione di Teheran tra aperture e smentite
Sul piano politico, la posizione dell’Iran si è mossa su un doppio binario: da un lato, la disponibilità mostrata ai tavoli tecnici e il via libera alle ispezioni; dall’altro, la prudenza espressa attraverso una smentita ufficiale, con Teheran che ha fatto sapere di non aver assunto nuovi impegni oltre a quelli già discussi. Questa ambivalenza riflette la complessità del quadro interno iraniano, dove ogni passo verso l’Occidente deve essere bilanciato con le esigenze di sicurezza nazionale e le pressioni delle fazioni più conservatrici.
La volontà di mantenere un margine di manovra appare evidente, tanto che il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito con fermezza che il controllo dello Stretto di Hormuz rimarrà saldamente nelle mani di Teheran, un messaggio rivolto tanto agli Stati Uniti quanto agli alleati regionali.
Stretto di Hormuz e scenario regionale
Lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il transito di circa un quinto del petrolio mondiale, è tornato al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni del vicepresidente americano, che ha voluto rassicurare i mercati e gli alleati sulla regolarità del traffico commerciale, respingendo i timori di un possibile blocco. “Lo Stretto è aperto”, ha dichiarato Vance, cercando di fugare le preoccupazioni generate nelle ultime settimane dalle manovre militari e dalle minacce reciproche.
La situazione, tuttavia, resta tesa anche sul fronte libanese, dove le bombe israeliane hanno continuato a colpire obiettivi nel sud del Paese, in un quadro di crescente instabilità che coinvolge Hezbollah e le dinamiche di influenza regionale tra Iran e Israele. L’amministrazione Trump, nel frattempo, ha rinnovato le critiche all’Italia per la sua posizione nella crisi, con un attacco diretto del presidente che ha definito il comportamento di Roma “molto male”, segnale di un malcontento che potrebbe riverberarsi sui rapporti bilaterali nei prossimi giorni.
Le prospettive del negoziato
L’istituzione di gruppi di lavoro dedicati al nucleare e alle sanzioni, annunciata al termine dei colloqui in Svizzera, rappresenta il primo passo verso la definizione di un quadro più strutturato per il negoziato, con l’obiettivo di tradurre le aperture politiche in impegni giuridicamente vincolanti. Mentre Washington si è detta soddisfatta dei progressi ottenuti, la prudenza rimane d’obbligo a Teheran, dove si attendono segnali concreti sull’allentamento delle restrizioni economiche prima di procedere con ulteriori concessioni.
Le prossime settimane saranno decisive per verificare la tenuta dell’intesa, con i mercati e gli osservatori internazionali che terranno d’occhio l’evoluzione dei lavori dei gruppi tecnici e i possibili sviluppi sul fronte libanese, dove il rischio di un’escalation rimane elevato.




