Iran, ok al ritorno degli ispettori Aiea. Ghalibaf: “Hormuz sarà controllato da Teheran”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una svolta diplomatica che ha dell’incredibile, se si considera la tensione degli ultimi mesi, è emersa al termine di una maratona negoziale di diciotto ore in Svizzera, dove Washington e Teheran hanno trovato un'intesa preliminare destinata a ridefinire gli equilibri nella regione.

L'accordo, formalizzato in un memorandum in quattordici punti, prevede concessioni reciproche di notevole portata: da un lato, gli Stati Uniti hanno annunciato l'allentamento delle sanzioni che per decenni hanno gravato sul settore petrolifero iraniano, autorizzando la vendita di una parte del greggio di Teheran (commercializzabile in dollari fino al prossimo 21 agosto, con l'esclusione di Cuba, Corea del Nord e Crimea) e lo sblocco parziale di beni congelati; dall'altro, il governo della Repubblica Islamica ha dato il suo assenso al ritorno degli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, un passo che il vicepresidente americano J.D. Vance ha definito come una vittoria per la trasparenza. Le parole di Vance, pronunciate subito dopo la chiusura dei colloqui, hanno rotto un silenzio che durava da settimane, confermando che la strada per una distensione, seppur impervia, è stata riaperta.

Le prime mosse e la cautela di Teheran

Nonostante l’ottimismo filtrato da Washington, le dichiarazioni provenienti dalla capitale iraniana restano improntate a una cautela che potrebbe nascondere la complessità di un negoziato ancora in fase embrionale. Fonti locali, citate dai media statali, hanno precisato che Teheran non ha assunto impegni vincolanti sul programma nucleare, limitandosi a facilitare le ispezioni dell’Aiea senza cedere su quelli che considera i punti cardinali della propria sovranità.

È in questo quadro di reciproca diffidenza che si inserisce la netta presa di posizione del capo negoziatore iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf, il quale ha voluto tracciare un confine chiaro riguardo al controllo dello Stretto di Hormuz: “Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto non tornerà mai più a essere quella di prima della guerra”, ha dichiarato Ghalibaf, secondo quanto riportano i media statali.

“Naturalmente le norme internazionali saranno rispettate, ma sarà l’Iran a gestire lo Stretto di Hormuz”, ha aggiunto, ribadendo una linea che Teheran considera irrinunciabile e che rappresenta, di fatto, il contraltare geopolitico delle concessioni economiche strappate al tavolo svizzero.

La ripresa del traffico navale e la reazione di Trump

Nel frattempo, gli effetti pratici dell’intesa si sono già fatti sentire sulle acque del Golfo Persico, dove il traffico navale ha ricominciato a scorrere con una regolarità che non si vedeva da prima dell’escalation. Secondo i dati elaborati dalla piattaforma Kpler, nelle prime ventiquattro ore successive alla firma del memorandum almeno quarantadue navi, tra cui cinque metaniere e diversi grandi portacontainer, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, un numero che supera di gran lunga la media di meno di dieci transiti giornalieri registrata nelle settimane precedenti.

Un segnale inequivocabile di come il disgelo diplomatico stia già influenzando le dinamiche del commercio energetico globale, contribuendo al contempo al calo del prezzo del petrolio a New York, dove le quotazioni hanno chiuso in ribasso.

Mentre il mondo osserva questi sviluppi, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scelto di riaccendere i riflettori su un altro fronte, quello dei rapporti con l'Italia, definendo il comportamento del nostro Paese “molto male” in un intervento dallo Studio Ovale, senza tuttavia addentrarsi in dettagli specifici che possano chiarire i motivi di questa reprimenda.

Il peso strategico di Hormuz nelle nuove geometrie regionali

La questione dello Stretto di Hormuz, del resto, non è mai stata solo una materia di diritto marittimo o di sicurezza della navigazione: nel corso degli anni, Teheran ha saputo trasformare quel sottile lembo d’acqua in una leva geopolitica di formidabile efficacia, minacciando di chiuderlo o di condizionarne l'accesso ogni volta che i negoziati sul nucleare o le sanzioni internazionali sono giunti a un punto di rottura.

Con la dichiarazione di Ghalibaf, l'Iran non sta solo rivendicando un diritto di controllo operativo, ma sta anche lanciando un messaggio preciso a tutti gli attori regionali e globali, ovvero che la nuova fase di apertura nei confronti degli Stati Uniti non implicherà alcuna rinuncia alla propria influenza strategica sulle rotte energetiche del Golfo.

Il memorandum firmato in Svizzera, per quanto innovativo e carico di aspettative, dovrà dunque fare i conti con questa duplice anima dell’accordo: da un lato, la progressiva reintegrazione dell'Iran nei circuiti finanziari e petroliferi internazionali; dall'altro, il rafforzamento del suo ruolo di guardiano di un passaggio obbligato per circa un quinto del petrolio mondiale, un equilibrio che i negoziatori dei gruppi di lavoro istituiti su nucleare e sanzioni dovranno ora tradurre in capitoli operativi, se vorranno che la distensione non resti un fuoco di paglia.

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