Via le sanzioni al petrolio e stop agli scontri: l’Iran riapre Hormuz ma resta il nodo dell’Aiea
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Redazione Esteri
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Sono bastate diciotto ore di trattative serrate, tra alti e bassi e momenti in cui il tavolo ha rischiato di saltare, per strappare un primo, parziale risultato che nessuno si aspettava a così breve termine. I capi negoziali di Teheran e Washington, riunitisi nel resort Burgenstock di Lucerna, hanno raggiunto un'intesa che prevede lo stop alle sanzioni sul petrolio iraniano per sessanta giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz, con un contestuale impegno a ripristinare i canali di comunicazione per evitare escalation militari.
L'annuncio, arrivato ieri a metà giornata al termine di un confronto definito "produttivo" da entrambe le parti, segna una svolta inattesa nelle relazioni tra i due paesi, ma lascia ancora aperti i capitoli più spinosi legati al programma nucleare e alla supervisione internazionale.
Il peso della trattativa e il ruolo di Qatar e Pakistan
A guidare le rispettive delegazioni c'erano da una parte il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, mentre dall'altra il vicepresidente JD Vance, affiancato da Jared Kushner e Steve Witkoff. La mediazione di Qatar e Pakistan è risultata determinante per tenere insieme un tavolo che per lunghi tratti ha oscillato tra momenti di distensione e altri di gelo totale, tanto che gli stessi mediatori hanno parlato di "progressi incoraggianti" e di una tabella di marcia che dovrebbe portare a un accordo definitivo entro la fine del prossimo bimestre.
Le diciotto ore di colloqui, protrattesi tra domenica e lunedì, hanno visto alternarsi sessioni plenarie e incontri ristretti, con le delegazioni che si sono scambiate proposte scritte su alcuni dei punti più controversi, a partire dalla sospensione delle misure restrittive sul settore energetico.
L’intesa sul petrolio e la riapertura di Hormuz
Il primo frutto concreto del negoziato è la sospensione delle sanzioni che bloccavano le esportazioni di greggio iraniano, una misura che consentirà a Teheran di tornare a vendere petrolio sui mercati internazionali per i prossimi due mesi. Contestualmente, l'Iran si è impegnato a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale e che negli ultimi mesi era stato al centro di episodi di tensione con sequestri di navi e manovre militari.
L'accordo prevede anche l'istituzione di canali diretti di comunicazione tra i comandi militari dei due paesi, con l'obiettivo dichiarato di prevenire incidenti in mare e gestire eventuali crisi in tempo reale. JD Vance, al termine dei lavori, ha parlato di "36 ore molto produttive", sottolineando con poche battute la volontà dell'amministrazione di non lasciare intendere alcun cedimento che possa essere interpretato come un fallimento della linea negoziale statunitense.
Il nodo degli ispettori dell'Aiea e le resistenze interne
Pur in presenza di questi primi passi concreti, resta aperto il capitolo più delicato, quello relativo alle ispezioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. La delegazione iraniana ha accettato di riaprire il dialogo con gli ispettori dell'Aiea, ma senza concedere al momento un accesso pieno e incondizionato ai siti nucleari, come invece Washington avrebbe voluto fin dall'inizio.
Questo punto, insieme alla durata stessa dell'accordo provvisorio, rappresenta una delle principali incognite per il prosieguo dei negoziati, anche alla luce delle forti pressioni esercitate da Israele e dalle frange più conservatrici del sistema politico iraniano, che vedono con sospetto qualsiasi apertura verso l'Occidente.
Il presidente americano, la cui posizione resta ambivalente tra la possibilità di scrivere un capitolo storico nella diplomazia mediorientale e quella di sabotare l'intero processo, non ha ancora commentato ufficialmente l'esito di Lucerna, ma il fatto che il vicepresidente Vance abbia assunto un ruolo così centrale lascia intendere una strategia che punta a blindare l'intesa almeno fino alle prossime scadenze.
Il calendario dei prossimi sessanta giorni
La tabella di marcia concordata prevede ora una finestra di due mesi per verificare il rispetto degli impegni presi, con verifiche periodiche affidate ai mediatori qatarioti e pakistani. Il ritorno dell'Iran sul mercato petrolifero, se confermato, potrebbe contribuire a calmierare i prezzi del greggio, ma la vera posta in gioco resta il rilancio di un negoziato più ampio che affronti il nucleare e le sanzioni residue.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se l'intesa di Lucerna reggerà agli attacchi dei detrattori interni e alle possibili provocazioni sul campo, a cominciare proprio dallo Stretto di Hormuz, dove la presenza militare americana e iraniana rimane elevata. I tecnici dell'Aiea, dal canto loro, attendono di poter riprendere le verifiche sui siti iraniani, ma al momento le autorità di Teheran non hanno fornito un calendario preciso per le visite, limitandosi a confermare la disponibilità a discutere le modalità nei prossimi giorni.




