Il Fmi avverte: l'economia mondiale tiene, ma l'IA è una minaccia per tasse e pensioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'economia mondiale ha retto meglio del previsto alla raffica di shock che si sono susseguiti negli ultimi mesi, dalle guerre commerciali alle tensioni geopolitiche, e quest'anno crescerà del 3,2%, con un lieve miglioramento rispetto alle stime precedenti. A certificarlo è il Fondo monetario internazionale nel suo World Economic Outlook, il rapporto diffuso in occasione degli incontri annuali con la Banca mondiale. Ma dietro la superficie apparentemente calma, i rischi restano orientati al ribasso e una nuova minaccia incombe sui conti pubblici di tutto il mondo: l'intelligenza artificiale.

Una crescita che nasconde fragilità

La crescita globale del 3,2% per il 2025 e del 3,1% per il 2026 rappresenta un miglioramento modesto rispetto alle previsioni di luglio, ma non basta a nascondere le crepe di un sistema economico sottoposto a pressioni senza precedenti. «Questa capacità di resistenza è sotto pressione, con i rischi orientati al ribasso», ha avvertito Silvana Tenreyro, capo economista del Fondo monetario internazionale, presentando il rapporto.

A sostenere l'attività economica hanno contribuito condizioni finanziarie distese, un dollaro più debole e, soprattutto, il boom degli investimenti legati all'intelligenza artificiale, che sta generando una spinta significativa alla domanda aggregata, in particolare negli Stati Uniti.

Il rischio di una correzione brusca sui mercati

Il Global Financial Stability Report, il rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria diffuso in parallelo, mette in guardia contro il rischio di una «improvvisa e brusca correzione» dei titoli azionari legati all'intelligenza artificiale. «Sempre più segnali suggeriscono che le capacità dell'IA possono essere garantite con livelli di investimento più bassi» o «che i guadagni economici potenziali potrebbero non essere così importanti come previsto», si legge nel documento.

«Investimenti e una redditività dell'IA più bassi o meno durevoli potrebbero costituire uno shock in grado di innescare una correzione dei mercati». Le valutazioni dei titoli tecnologici americani sono stimate sopravvalutate di circa dieci punti percentuali rispetto ai fondamentali, e la concentrazione dei rischi nell'indice S&P 500 ha raggiunto livelli paragonabili, se non superiori, a quelli della bolla delle dot-com di inizio millennio.

«Questi rischi sono catalizzatori plausibili a breve termine di una brusca stretta delle condizioni finanziarie e turbolenze sui mercati», sottolinea il rapporto.

Lo tsunami lento che erode il gettito fiscale

Ma è sul fronte fiscale che l'allarme del Fondo monetario internazionale assume i contorni più insidiosi. Kristalina Georgieva, direttrice generale dell'istituzione di Washington, ha definito l'intelligenza artificiale uno «tsunami a lento movimento», destinato ad avere profonde conseguenze sull'occupazione, sulla crescita e sul modo in cui i governi generano entrate.

Il rischio, ha spiegato, è che l'IA sposti progressivamente la ricchezza dal lavoro al capitale: se una parte crescente del valore prodotto si trasferisce dalle buste paga ai profitti delle imprese, gli Stati potrebbero incassare meno, perché storicamente le entrate fiscali si fondano in larga misura sulla tassazione dei redditi da lavoro.

Le imposte sui salari e i contributi previdenziali sono difficilmente eludibili e crescono con l'occupazione; i profitti, al contrario, possono essere contabilizzati in giurisdizioni a fiscalità agevolata o distribuiti sotto forma di dividendi, seguendo regole diverse e spesso più favorevoli.

Un impatto già in corso sul mondo del lavoro

Secondo le stime del Fondo, circa il 40% dei posti di lavoro a livello globale è esposto all'intelligenza artificiale, una quota che nelle economie avanzate sale al 60%. Non significa che quattro posti di lavoro su dieci scompariranno: molte mansioni saranno trasformate, altre valorizzate, altre ancora sostituite. Georgieva ha citato ricerche preliminari secondo cui circa il 10% dei posti di lavoro negli Stati Uniti richiede già competenze legate all'IA, mentre l'occupazione in compiti routinari e ripetitivi è in calo.

Parallelamente, si registra un aumento dei lavori a bassa retribuzione in settori come l'edilizia e la costruzione di data center, un fenomeno che la direttrice del Fondo ha definito «non una storia da celebrare». Il monito non è nuovo: già nel 2024, in uno studio dedicato all'IA generativa, il Fondo aveva indicato la necessità di rafforzare la tassazione dei redditi da capitale, suggerendo cautela sulla cosiddetta «tassa sui robot» per non frenare gli investimenti.

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