Botti di capodanno, come proteggere i nostri animali dalla paura
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Redazione Interno
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La notte di San Silvestro, che tradizionalmente accoglie l'anno nuovo con un fragoroso carosello di esplosioni, costituisce per molte specie animali un vero e proprio incubo, un momento di terrore puro durante il quale gli istinti di sopravvivenza prendono il sopravvento. I botti e i fuochi d'artificio, il cui boato può propagarsi per chilometri, generano infatti nelle bestie, che siano domestiche o selvatiche, reazioni incontrollabili e spesso pericolose: dalle fughe disperate, con il concreto rischio di investimenti, a malori cardiaci improvvisi, fino a comportamenti autolesionisti dettati dal panico. Annalisa Amadori, responsabile della Lav di Bologna, sottolinea come sia dovere di chi convive con un animale adottare ogni possibile precauzione, creando in casa un rifugio silenzioso e rassicurante, tenendo ben chiuse porte e finestre e, in casi di particolare sensibilità, consultando preventivamente il veterinario per valutare soluzioni che possano alleviare l'ansia.
La fisica del pericolo e le ordinanze inascoltate
Il motivo di tale pericolosità, come spiegato dal professor Schettini, affonda le radici nella fisica stessa degli eventi pirotecnici, i quali rilasciano un'energia sonora intensa e improvvisa, percepita come una minaccia diretta. Non a caso, sono numerosi i comuni che, nel tentativo di limitare danni a persone e animali, emanano specifiche ordinanze per vietare l'utilizzo di botti e fuochi d'artificio rumorosi, promuovendo al contempo festeggiamenti più sicuri e sostenibili. Queste disposizioni, tuttavia, vengono frequentemente ignorate da una parte dei cittadini, come ha denunciato con amarezza il sindaco di Chieti Diego Ferrara, il quale ha parlato di una "mancanza di rispetto" dopo che la sua ordinanza è stata ampiamente disattesa durante l'ultimo capodanno.
Un decalogo per la sicurezza e il dramma dei traumi
Le raccomandazioni delle autorità e degli esperti convergono verso un decalogo di buon senso che, tra i punti fondamentali, vieta tassativamente il "fai da te" e l'acquisto di materiale pirotecnico clandestino, sconsigliando inoltre di raccogliere botti inesplosi, che potrebbero detonare in qualsiasi momento. L'urgenza di queste cautele è tragicamente confermata dai dati sugli incidenti che, ogni anno, segnano la notte del 31 dicembre. Mani, occhi, arti: basta un attimo di distrazione o un gesto avventato perché i festeggiamenti si trasformino in tragedia, con migliaia di lesioni registrate su tutto il territorio nazionale. In una percentuale non trascurabile, circa il 7% dei casi, si tratta di traumi gravissimi che lasciano esiti permanenti, come amputazioni o la perdita della vista, segnando per sempre la vita di adulti e, purtroppo, anche di bambini.
La doppia battaglia per una festa responsabile
La questione dei botti di capodanno si configura dunque come una duplice battaglia, condotta su fronti paralleli ma ugualmente cruciali. Da un lato, c'è l'imperativo etico e pratico di proteggere la vulnerabilità degli animali, totalmente dipendenti dalle scelte degli umani e incapaci di comprendere il motivo di quel fragore assordante. Dall'altro, persiste la necessità di tutelare l'incolumità fisica delle persone, educando a un uso estremamente cauto e rispettoso delle norme, qualora si decida di ricorrere a fuochi d'artificio. Si tratta, in sostanza, di bilanciare il desiderio di festa con la responsabilità verso se stessi, gli altri e le creature più indifese, in una notione di celebrazione che non può e non deve essere sinonimo di pericolo o di sofferenza imposta.




