I botti di capodanno, un pericolo per animali e persone nonostante i divieti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fragore che accompagna l’ultima notte dell’anno, con la sua selva di scoppi e rombi improvvisi, rappresenta una minaccia concreta, oltre che un disturbo sonoro di proporzioni immense. Mentre le città si preparano ai festeggiamenti, gli animali domestici, il cui udito è sensibilissimo, vivono ore di autentico terrore, come sottolinea Annalisa Amadori, responsabile della Lav di Bologna. Fino a sfociare, purtroppo, in reazioni estreme e tragiche: sono numerosi, ogni volta, gli episodi di fuga incontrollata dai giardini o dalle abitazioni, o di veri e propri malori causati dallo shock acustico, che gettano nello sconforto le famiglie e impegnano i servizi veterinari d’emergenza. Un problema, questo, che affonda le sue radici in una precisa dinamica fisica, come ha ricordato il professor Schettini in un recente intervento, nel quale ha definito i fuochi d’artificio “pericolosissimi” per l’uomo e per i suoi compagni a quattro zampe, spiegando che “ce lo dice la fisica”.

Le ordinanze e il fenomeno dell’inosservanza

Per arginare il fenomeno, molte amministrazioni locali hanno emanato specifiche ordinanze che vietano l’utilizzo di artifici pirotecnici rumorosi, spingendo verso festeggiamenti più sicuri e sostenibili, come invita a fare il Comune di Bergamo. Tuttavia, l’efficacia di tali provvedimenti si scontra spesso con una diffusa tendenza all’inosservanza. Ne è prova il caso emblematico della città di Chieti, dove il sindaco Diego Ferrara ha espresso pubblicamente, con un post dal tono amaro, la propria frustrazione per l’ampio mancato rispetto del divieto. «Ringrazio (!) tutti i miei concittadini che hanno voluto festeggiare l’ingresso del nuovo anno disattendendo la mia ordinanza», ha scritto il primo cittadino, mettendo in luce un conflitto tra regolamentazione e comportamenti individuali che si ripete, con alterne fortune, in numerosi centri italiani.

Il costo umano dei festeggiamenti pericolosi

La questione della sicurezza, d’altronde, non tocca soltanto il mondo animale. Ogni anno, i pronto soccorso registrano un picco di accessi direttamente collegati all’uso improprio di petardi e fuochi d’artificio. Basta un attimo di distrazione, un ritardo nell’accensione o la tentazione di raccogliere un botto inesploso – pratica assolutamente da evitare, come ricordano tutte le raccomandazioni – per causare traumi gravissimi. Mani, occhi, arti: sono queste le parti del più frequentemente coinvolte in incidenti che, in una significativa percentuale di casi – si parla di circa il 7% del totale –, lasciano esiti permanenti, come amputazioni o perdita della vista. Un decalogo di comportamenti responsabili, che scoraggia il “fai da te” e invita alla massima prudenza, circola puntualmente per cercare di limitare questi drammi, ma il bilancio resta purtroppo pesante.

Tra cronaca nera e accertamenti di responsabilità

Gli sviluppi giudiziari che seguono gli episodi più gravi vedono spesso coinvolti non solo i diretti responsabili degli scoppi, ma anche chi commercia materiale pirotecnico in modo illecito o irregolare. Le inchieste delle forze dell’ordine, in periodi come questo, si intensificano per reprimere il traffico di esplosivi artigianali o di fuochi d’artificio di potenza non autorizzata, che moltiplicano i rischi. Episodi di cronaca nera, trattati con il dovuto rispetto per le vittime e senza scendere in dettagli espliciti, dimostrano come la miscela tra negligenza, sostanze pericolose e contesto festivo possa condurre a esiti irreparabili, aprendo capitoli legali complessi sulla determinazione delle responsabilità, sia penali che civili.

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