Psicosi bomba nel centro di Roma: evacuati Palazzo Grazioli e la sede di Fratelli d'Italia
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Redazione Interno
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Un pomeriggio di tensione ha paralizzato il centro storico della Capitale, dove quattro allarmi bomba, succedutisi nell'arco di poche ore, hanno fatto scattare il protocollo di sicurezza massima. L'ultimo episodio in ordine di tempo, ma non certo per rilevanza, ha visto come protagonista Palazzo Grazioli, lo storico edificio che fu residenza romana di Silvio Berlusconi e che oggi ospita l'Associazione della Stampa Estera. Una telefonata anonima al Numero Unico di Emergenza 112, con una voce maschile che segnalava la presenza di un ordigno, ha obbligato le forze dell'ordine a uno spiegamento di forze immediato. Sul posto sono accorsi i carabinieri, seguiti a ruota dagli artificieri e dalle unità cinofile specializzate nella ricerca di esplosivi, che hanno proceduto a una bonifica totale dell'edificio, minuziosa e necessariamente lenta, costringendo giornalisti e dipendenti ad abbandonare precipitosamente gli uffici e ad attendere in strada il via libera, arrivato solo dopo che ogni singolo locale era stato passato al setaccio.
L'allerta in via della Scrofa e il mistero delle due chiamate
Quasi in contemporanea con l'evento di Palazzo Grazioli, un'altra segnalazione, giunta a distanza di appena sei minuti dalla prima, aveva già messo in allarme gli agenti della Polizia di Stato in via della Scrofa. Qui, al civico 39, ha sede il partito di Fratelli d'Italia, oltre agli uffici della Fondazione Alleanza Nazionale e la redazione del quotidiano Il Secolo d'Italia. Anche in questo caso, una telefonata anonima ha riferito della presenza di un ordigno, innescando l'evacuazione totale dello stabile; una misura precauzionale, va detto, ma obbligata in situazioni del genere. Le forze dell'ordine hanno transennato l'area, chiudendo al traffico pedonale e veicolare via della Scrofa e vicolo della Vaccarella, mentre i cani molecolari, dal fiuto infallibile, ispezionavano ogni piano. Al momento dell'allarme, tra l'altro, nessun dirigente di primo piano del partito si trovava all'interno, un dettaglio che non ha però ridotto di un millimetro l'attenzione degli operatori, il cui lavoro si è concluso dopo circa mezz'ora con un verdetto chiaro: anche in questo caso, nessuna bomba.
Bagagli sospetti tra largo Chigi e piazza Venezia
A precedere questi due episodi, e a gettare un'ombra ancora più cupa sulla giornata, erano state altre due allerte, solo apparentemente diverse. Intorno all'ora di pranzo, la segnalazione di un trolley abbandonato nei pressi dell'Altare della Patria, a piazza Venezia, aveva richiesto l'intervento degli artificieri. Poco dopo, un'altra valigia sospetta era stata notata a largo Chigi, a due passi da Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio. In entrambi i casi, le strade sono state chiuse e sono scattate le procedure di controllo, con gli agenti che hanno aperto i bagagli per verificarne il contenuto. Alla fine, anche qui la paura si è rivelata infondata: all'interno, soltanto effetti personali e vestiti. Quattro episodi, dunque, tutti concentrati nel cuore pulsante della città e tutti risoltisi, per fortuna, in niente di più che un forte spavento e notevoli disagi per residenti e passanti. Gli investigatori, che non escludono collegamenti tra le due telefonate anonime data la stretta vicinanza temporale, hanno avviato accertamenti per risalire ai responsabili.




