Caldo in classe, l’allarme di Anief tra aule bollenti e condizionatori spenti
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Redazione Interno
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Le temperature eccezionalmente elevate che stanno caratterizzando queste ultime giornate di maggio hanno riacceso, come prevedibile, il dibattito sulle condizioni strutturali – spesso fatiscenti o quantomeno inadeguate – degli edifici scolastici italiani.
A lanciare il segnale d’allarme, raccogliendo le segnalazioni che arrivano un po’ da tutta la penisola, è il sindacato Anief Veneto: il caldo, denuncia l’organizzazione, sta provocando disagi fisici, spossatezza e persino malori tra studenti, docenti e personale Ata, rendendo di fatto complicato, se non impossibile, lo svolgimento regolare delle attività didattiche in aule dove l’afa raggiunge spesso livelli difficilmente tollerabili.
L’afa blocca le lezioni, Anief chiede conto della mancata manutenzione
La situazione, lungi dall’essere limitata a qualche episodio isolato, sembra assumere i contorni di un’emergenza diffusa: dalle segnalazioni raccolte dal sindacato emerge un quadro impietoso di strutture scolastiche che, progettate in epoche in cui l’ondata di calore arrivava solo a stagione estiva ormai iniziata, si rivelano oggi del tutto inadeguate a proteggere gli occupanti durante le sempre più frequenti "estate di maggio".
Le richieste di intervento che giungono dai territori, in particolare dal Veneto, riguardano la necessità di investimenti strutturali immediati, a partire dall’installazione di sistemi di climatizzazione efficienti, una necessità che la politica locale finora ha stentato a trasformare in priorità di bilancio.
Liceo Agnoletti, dalla contestazione alla deroga per i condizionatori
Un caso esemplare di questa incapacità gestionale, paradossalmente, arriva da una struttura di ultima generazione: il liceo Agnoletti di Sesto Fiorentino. L’edificio, inaugurato pochi anni fa e dotato di tutte le tecnologie per il risparmio energetico – compreso un impianto di climatizzazione efficiente –, presentava tuttavia un evidente punto debole strutturale (le ampie vetrate che amplificano l’effetto serra), trasformandosi in una trappola di calore con punte superiori ai 30 gradi.
La burocrazia metropolitana, che fissava al 15 giugno l’accensione degli impianti, ha rischiato di far saltare gli ultimi giorni di lezione e gli esami, spingendo gli studenti a minacciare forme di protesta. Alla fine, come riportato da La Repubblica, è arrivato il "pensiero laterale" del direttore generale Giacomo Parenti: una circolare che consente di anticipare l’accensione della climatizzazione "negli immobili dotati di tale servizio, nei casi in cui se ne ravvisi la effettiva necessità".
Una vittoria di Pirro, se si considera che la deroga riguarda solo le scuole già attrezzate – una minoranza nel panorama nazionale – e non risolve il problema delle decine di migliaia di aule sprovviste di impianti.
Emilia Romagna, lo scontro sul calendario e il "no" secco di Anief
Se da un lato si cerca di tamponare l’emergenza immediata, dall’altro si prova a ripensare il modello organizzativo: è il caso dell’Emilia Romagna, dove la Regione ha deciso di sperimentare la riapertura di alcuni plessi a fine agosto, per venire incontro alle esigenze lavorative delle famiglie. Una decisione, quest’ultima, che ha scatenato la reazione durissima di Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, il quale ha definito la scelta "quasi scellerata".
"Gli istituti scolastici – ha dichiarato Pacifico – non sono dei parchi-giochi dove passare il tempo a 40 gradi". Il sindacato, forte del fatto che oltre il 95% degli edifici scolastici sarebbe inadeguato a ospitare attività con temperature così elevate, rilancia quindi l’idea di posticipare l’inizio ufficiale delle lezioni al 1° ottobre, almeno fino a quando non verranno realizzati interventi seri di adeguamento e climatizzazione.
Una proposta, questa, che se da un lato tutela la salute di studenti e lavoratori, dall’altro apre il vaso di Pandora sulla gestione delle famiglie che non possono contare su reti parentali per coprire l’allungamento delle vacanze estive.
Malori tra i banchi, l’urgenza della salute pubblica
Che l’emergenza caldo non sia una percezione soggettiva ma un problema concreto di salute pubblica lo dimostrano gli episodi di cronaca dell’ultima settimana. Nel Reggiano, per la precisione a Montecchio Emilia, una studentessa di terza media è stata colta da malore mentre il termometro in classe segnava 32 gradi, finendo al Pronto Soccorso. Situazioni analoghe sono state segnalate in queste ore anche in altre regioni, come nelle Marche a Jesi, dove si sono verificati malori collettivi.
Di fronte a queste evidenze, il dibattito sembra essersi spostato dal "se intervenire" al "come farlo in fretta", con il mondo sindacale (dalla Flc Cgil all’Anief) che chiede a gran voce un piano straordinario di ammodernamento e l’estensione delle tutele sul microclima previste per gli altri luoghi di lavoro anche alle aule scolastiche.




