Scuole bollenti, l’allarme della Uil: “Aule a 36 gradi, studenti e personale a rischio”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tra esami di maturità e scuole dell’infanzia ancora aperte, il caldo eccezionale di questi giorni sta trasformando le aule italiane in ambienti invivibili. Le segnalazioni di studenti che accusano malori durante le prove orali e di docenti costretti a portare da casa ventilatori per rendere le classi appena sopportabili si moltiplicano da Nord a Sud, alimentando un coro di proteste che chiama in causa istituzioni e governo.

La situazione, lungi dall’essere un’emergenza occasionale, si configura ormai come una criticità strutturale, con termometri che in alcuni plessi segnano picchi di 36 gradi, come denunciato dai genitori degli asili milanesi.

I numeri di un’estate da bollino rosso nelle aule

A Milano, la protesta è esplosa con maggiore virulenza: alla scuola dell’infanzia Pezzi, in zona Porta Romana, i genitori hanno esposto uno striscione con la scritta “Sauna” per richiamare l’attenzione del Comune. Le fotografie inviate ai sindacati ritraggono termometri elettrici che, nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno, segnavano temperature superiori ai 31-32 gradi, raggiungendo punte di 36 gradi in alcuni istituti. Ma il problema non riguarda solo il capoluogo lombardo.

Luigi Rocca, segretario territoriale della UIL Scuola di Prato, riferisce di “moltissime segnalazioni” arrivate da tutte le scuole della provincia, dove personale e studenti sono costretti a lavorare e sostenere gli esami in condizioni definite “disumane”.

Il sindacato: “Condizioni disumane, servono piani strutturali”

Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola, lancia un appello chiaro: la sicurezza nelle scuole non può limitarsi al rischio di crolli o incendi, ma deve includere la tutela della salute di fronte a temperature ormai estreme.

“Viviamo nell’era dell’intelligenza artificiale, ma nelle nostre scuole mancano i requisiti minimi per garantire ambienti salubri”, ha dichiarato D’Aprile, sottolineando come il personale sia costretto a sopperire alle carenze strutturali con ventilatori portatili, spesso acquistati con fondi raccolti dai genitori. I sindacati richiamano il rispetto del D. Lgs.

81/2008, che raccomanda per i luoghi di lavoro estivi una temperatura compresa tra 24°C e 27°C, e chiedono un piano straordinario di investimenti per la climatizzazione di tutti gli edifici scolastici. A Milano, la Uil Funzione Pubblica ha già chiesto al sindaco Giuseppe Sala e ad Ats Milano misure urgenti come la riduzione dell’orario nei servizi 0-6 anni per limitare l’esposizione al calore dei bambini più piccoli.

Genitori in rivolta e il paradosso dei fondi Pnrr

La protesta dei genitori, specie a Milano, sta assumendo i contorni di una mobilitazione collettiva. Una petizione cittadina, pubblicata sul sito del Comune, ha raccolto in un solo giorno oltre 5.000 firme per denunciare una “criticità strutturale e prevedibile”. Le famiglie segnalano non solo il caldo insopportabile, ma anche l’inadeguatezza degli impianti elettrici, che non consentono di accendere più di pochi condizionatori portatili contemporaneamente per paura di blackout.

A rendere più amaro il quadro, i dati diffusi dalla Uil Scuola, che parlano di una copertura esigua degli istituti dotati di aria condizionata; secondo le elaborazioni su dati ministeriali, solo una minima parte degli edifici scolastici italiani è effettivamente climatizzata, nonostante gli annunci del governo sugli investimenti del Pnrr.

A Prato, la Uil ha chiesto alla nuova giunta comunale e alla Provincia di istituire un osservatorio permanente sulla sicurezza e di inserire un piano quinquennale per l’installazione di impianti di climatizzazione in tutti gli istituti.

Un disagio che non è più emergenza

Il ripetersi anno dopo anno di questa situazione ha trasformato un problema stagionale in una questione cronica. Come sottolineato da Teachers for Future, che ha lanciato una petizione per l’adattamento della scuola al climate change, le soluzioni non possono più essere tamponi come la chiusura anticipata o i ventilatori portatili. Il paragone con altri Paesi europei è impietoso: mentre in Inghilterra, Galles e Francia si chiudono migliaia di plessi per proteggere studenti e personale, in Italia si continua a lavorare in condizioni che definire precarie è un eufemismo.

La promessa del ministro Giuseppe Valditara, che alla vigilia degli esami aveva assicurato che le scuole con aria condizionata sono sempre più numerose, si scontra con la realtà di decine di migliaia di edifici che restano privi di sistemi di refrigerazione adeguati.

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