Palermo, studenti in strada per protestare contro il freddo nelle aule

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le aule sono gelide, al punto che studiare – e ancor più suonare uno strumento – diventa un’impresa. È la motivazione che ha spinto gli studenti del plesso Guzzetta dell’istituto magistrale Regina Margherita, a indirizzo musicale, ad abbandonare i banchi per un’ora questa mattina, riversandosi in strada in un presidio di protesta silenzioso ma eloquente. Il motivo del malcontento, che serpeggia ormai da settimane in diversi edifici scolastici della città, è il mancato funzionamento degli impianti di riscaldamento, nello specifico delle pompe di calore in avaria, lasciando docenti e allievi in locali dalle temperature insopportabili.

Il sostegno dei sindacati e un problema sistemico

Alla manifestazione spontanea dei ragazzi hanno dato immediato sostegno le organizzazioni sindacali, Fillea Cgil e Flc Cgil, le quali, ascoltate le ragioni del disagio, hanno messo a disposizione degli studenti la vicina sede di via Meli per un confronto. La protesta al Regina Margherita, tuttavia, non rappresenta un caso isolato ma sembra essere la punta di un iceberg di criticità strutturali che attanagliano il patrimonio edilizio scolastico palermitano, come dimostrano le parole della consigliera comunale Gabriella Crovara sull’istituto Cardarelli. In quella scuola, stando alla nota diffusa dall’esponente di Italia viva, le lezioni si sarebbero svolte con temperature intorno ai 15 gradi, una condizione di cui l’amministrazione competente – la Provincia – sarebbe stata a conoscenza da giorni senza avervi posto rimedio, costringendo, in un quadro quantomeno imbarazzante, studenti e docenti a ricorrere ai cappotti in aula.

Fondi e ritardi nelle manutenzioni

Alle spalle di queste emergenze ricorrenti, che si ripresentano con il freddo stagionale assumendo i contorni di una vera e propria emergenza educativa, si staglia un problema più ampio e di natura gestionale. I sindacati, nel denunciare la situazione, hanno infatti puntato il dito contro i ritardi nell’utilizzo delle ingenti risorse stanziate dal PNRR per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza degli istituti, fondi che faticherebbero a tradursi in interventi concreti e tempestivi. La vicenda del plesso Guzzetta, del resto, appare emblematica: il guasto agli impianti era stato segnalato già nel mese di dicembre, ma la risoluzione è giunta solo in seguito all’intervento dei tecnici nel pomeriggio successivo alla protesta studentesca, una dinamica che lascia trasparire tempi di reazione spesso non commisurati all’urgenza.

Una protesta che diventa simbolo

L’azione degli studenti del liceo musicale, dunque, trascende il singolo episodio per assumere un valore simbolico, diventando il megafono di un malessere diffuso “a macchia di leopardo”, come riportato, in molte scuole della città. La scelta di non entrare in classe, stancati del gelo che impediva persino di suonare, è stata un gesto di forte impatto civile, volto a richiamare l’attenzione delle istituzioni su una questione fondamentale: il diritto a fruire di ambienti di apprendimento dignitosi e conformi alle minime esigenze di benessere. Un diritto che, in queste ore, passa attraverso la semplice ma essenziale richiesta di un termosifone funzionante.

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