Il fuoco amico in Kuwait abbatte tre caccia americani F-15: piloti salvi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il cielo sopra il Kuwait, in una giornata già segnata dalla tensione e dal fragore degli scontri con l’Iran, è stato teatro di un drammatico errore. Tre caccia statunitensi, dei moderni F-15E Strike Eagle impegnati nell’Operazione Epic Fury, sono stati abbattuti in quello che il Comando Centrale degli Stati Uniti, il Centcom, ha definito senza ambiguità un “apparente incidente di fuoco amico”. È accaduto nella tarda serata di domenica, ora locale, mentre la contraerea kuwaitiana tentava di rispondere a un attacco complesso e articolato portato da Teheran, il quale, come ha ricostruito il Centcom in una nota ufficiale, includeva incursioni di aerei nemici, il lancio di missili balistici e uno sciame di droni. In quel caos di ferro e fuoco, i sistemi difensivi del Kuwait hanno identificato i velivoli alleati come minacce ostili, aprendo il fuoco e centrandoli in pieno.

Le immagini, diventate rapidamente virali sui social network e geolocalizzate da testate internazionali, raccontano la sequenza dell’accaduto con una crudezza inusuale: uno dei caccia, avvolto dalle fiamme, si inabissa in una roteante vite prima di schiantarsi al suolo in una zona desertica, a pochi chilometri dalla base aerea americana di Ali Al Salem. Un altro video, forse ancor più eloquente, mostra un pilota in tuta di volo, appena atterrato con il suo paracadute arancione e bianco, soccorso da alcuni civili kuwaitiani che lo caricano su un'automobile, consapevoli della sua identità e della necessità di assistenza medica immediata. Il destino dei sei aviatori, un pilota e un ufficiale d'armi per ciascuno dei tre F-15, è stato comunque benigno: tutti sono riusciti a eiettarsi e sono stati recuperati in condizioni definite stabili dalle autorità militari, trasportati poi in ospedale per gli accertamenti del caso.

Le dinamiche di un errore in piena battaglia

La ricostruzione fornita dal Centcom, con sede a Tampa, in Florida, chiarisce il contesto operativo in cui è maturato l'incidente. I caccia americani erano in volo per supportare le operazioni belliche in corso contro obiettivi della Repubblica Islamica, nell'ambito di una campagna più ampia che ha visto nelle ultime ore coinvolti anche gli israeliani. È in questo quadro di “combattimento attivo”, per usare le parole del comunicato ufficiale, che le batterie contraeree kuwaitiane hanno erroneamente inquadrato e colpito i tre Strike Eagle. Il portavoce del ministero della Difesa del Kuwait, colonnello Saud Al-Atwan, ha confermato l'immediato avvio delle operazioni di ricerca e salvataggio, sottolineando la piena collaborazione e il coordinamento diretto con le autorità statunitensi per far luce sull’episodio, la cui causa è ora al centro di un’inchiesta congiunta. La prontezza con cui il governo kuwaitiano ha riconosciuto la propria responsabilità è stata del resto pubblicamente lodata dal comando militare americano, che ha ringraziato per il supporto fornito in una fase tanto delicata delle operazioni.

Il peso di un incidente in una regione in fiamme

L'episodio del fuoco amico, per quanto grave e carico di implicazioni, non rappresenta che un tassello di un mosaico regionale in fiamme. L'abbattimento dei tre F-15 avviene infatti nel contesto di una escalation bellica di vasta scala, innescata dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, culminati con la morte di alti dirigenti politici e militari a Teheran. La risposta della Repubblica Islamica non si è fatta attendere e ha preso di mira nelle ultime ore non solo il territorio israeliano, con lanci di missili intercettati, ma anche basi e interessi americani disseminati nel Golfo Persico. In questo scenario, la notizia dell'abbattimento dei tre caccia, per quanto accidentale, aggiunge un ulteriore elemento di complessità a una situazione già al limite della sostenibilità, con le forze in campo costrette a districarsi tra minacce reali e il pericolo, sempre latente in operazioni ad alta intensità, di colpire i propri alleati. Il fatto che tutti i piloti siano sopravvissuti è l'unica nota positiva in una giornata di fuoco che ha già visto cadere altri soldati americani.

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