Esplosione nel porto iraniano di Bandar Abbas: almeno otto morti e centinaia di feriti. Ipotesi incidente con materiali infiammabili
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Redazione Esteri
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Un’esplosione di vasta portata ha sconvolto ieri il porto di Shahid Rajaei, il principale scalo commerciale iraniano situato a Bandar Abbas, affacciato sullo strategico Stretto di Hormuz. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno otto vittime e oltre settecento feriti, numeri destinati a crescere man mano che proseguiranno le operazioni di soccorso tra le macerie. Le immagini diffuse mostrano una colonna di fumo nero seguita da un’enorme palla di fuoco, con un fungo di gas e detriti che ha riportato alla memoria – per dinamiche e dimensioni – la catastrofe di Beirut nel 2020.
Sebbene i primi momenti di confusione abbiano fatto temere un attacco deliberato, considerata la concomitanza con i delicati negoziati tra Iran e Stati Uniti in Oman sul dossier nucleare, le autorità locali hanno rapidamente escluso l’ipotesi di un attentato. Fonti doganali hanno invece indicato che l’esplosione sarebbe avvenuta in un deposito di materiali chimici e infiammabili, forse combustibili utilizzati per missili o altri usi industriali, sebbene non sia ancora chiaro se si sia trattato di un errore umano o di un malfunzionamento tecnico.
Il porto di Shahid Rajaei, che movimenta circa 80 milioni di tonnellate di merci l’anno, è un hub cruciale per l’economia iraniana, attraverso il quale transitano carburanti e altre materie prime. Proprio la natura sensibile dei carichi ha alimentato sospetti su possibili negligenze nella gestione dei materiali pericolosi, anche se Teheran non ha ancora rilasciato una versione ufficiale sulle cause. Intanto, i soccorritori continuano a setacciare l’area alla ricerca di sopravvissuti, mentre gli ospedali della zona sono stati messi in allerta per far fronte all’afflusso di feriti, molti dei quali in condizioni critiche.




