La portaerei Charles de Gaulle nel canale di Suez, la Francia punta a ristabilire la sicurezza nello stretto di Hormuz
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Redazione Esteri
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Il governo francese ha diffuso nelle scorse ore un video in timelapse – una tecnica che accelera il flusso delle immagini, restituendo l’idea di un movimento quasi ipnotico – della portaerei Charles de Gaulle mentre attraversa il canale di Suez. La nave, lunga circa 261 metri e spinta da due reattori nucleari che le garantiscono un’autonomia operativa praticamente illimitata, sta conducendo con sé l’intero gruppo d’attacco navale della marina transalpina. È un dispiegamento che non ha nulla di rituale, anzi: segna l’avvio concreto di una missione il cui obiettivo dichiarato è quello di garantire la sicurezza nello stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia più sensibili per il traffico petrolifero mondiale.
Una missione nell’ombra del conflitto, tra Mar Rosso e golfo di Aden
La Charles de Gaulle, che già si trova al largo dello Yemen, raggiungerà entro pochi giorni lo stretto di Hormuz, passando per il Mar Rosso e il golfo di Aden. Il suo spostamento, ufficialmente inquadrato nell’ambito della missione denominata La Fayette 26, punta a ristabilire la sicurezza in quelle acque, dove da tempo le tensioni con l’Iran e le minacce agli imbarcazioni commerciali hanno reso ogni transito potenzialmente rischioso. A bordo, quasi duemila persone di equipaggio; il resto lo fa la propulsione nucleare, che libera la nave dalla necessità di rifornimenti continui di carburante. Nessun dettaglio operativo è stato reso noto sulle tempistiche esatte dell’arrivo, ma il governo di Parigi ha chiarito che si procederà “non appena le circostanze lo consentiranno”.
Francia e Gran Bretagna al lavoro su una proposta per il transito sicuro
Da diverse settimane, Parigi e Londra stanno mettendo a punto una proposta comune – della quale il dispiegamento della portaerei rappresenta la spina dorsale operativa – per gettare le basi di un transito sicuro attraverso lo stretto di Hormuz. L’idea, spiegano fonti governative, è quella di intervenire una volta che la situazione si sarà stabilizzata o il conflitto in area sarà stato risolto, con un meccanismo che ancora non è stato dettagliato. Non si tratta di una missione di combattimento immediato, ma di una pianificazione che guarda a un futuro prossimo, in cui la Francia – affiancata dalle unità navali britanniche – possa svolgere un ruolo di garante. La scelta di diffondere pubblicamente il timelapse dell’attraversamento del canale di Suez ha, in tal senso, un evidente valore simbolico: mostrare la potenza di fuoco e la mobilità di un’alleanza europea che si fa carico della sicurezza di una rotta marittima cruciale.
L’attracco nel dettaglio: un gigante nucleare in movimento
La Charles de Gaulle non è una nave qualunque. Oltre alla propulsione atomica, che le consente di restare in mare per anni senza rifornimenti di combustibile, porta con sé un gruppo aereo imbarcato composto da caccia Rafale Marine, aerei da guerra elettronica e droni. Il suo passaggio attraverso il canale di Suez – un’operazione che in timelapse appare fluida e quasi elegante – richiede invece, nella realtà, manovre complesse e una coordinazione serrata con le autorità egiziane del canale. Il video diffuso dall’Eliseo mostra lo scafo grigio che scivola tra le sponde del canale, mentre sullo sfondo la luce del deserto ne accentua la sagoma imponente. Nessuna dichiarazione ufficiale ha accompagnato le immagini, se non la conferma che il dispiegamento è già operativo e che la nave ha lasciato le acque del Mediterraneo alle spalle.
Verso Hormuz, in attesa delle circostanze favorevoli
L’obiettivo finale della missione, ha ribadito più volte il governo francese, resta lo stretto di Hormuz. Quel passaggio largo in alcuni punti meno di quaranta chilometri, dove transita circa un quinto del petrolio mondiale, è da anni teatro di episodi di abbordaggio, sequestri di navi mercantili e scontri a fuoco tra guardie rivoluzionarie iraniane e marine occidentali. La Charles de Gaulle non entrerà in azione domani, ma la sua collocazione a ridosso del golfo di Aden indica che la Francia si sta posizionando. L’accelerazione dell’“iniziativa non appena le circostanze lo consentiranno” lascia intendere che il governo di Emmanuel Macron aspetta il momento più opportuno – probabilmente una tregua nei conflitti in corso, o un deterioramento tale della sicurezza da rendere indispensabile un intervento – per attivare la proposta franco-britannica. Nel frattempo, la portaerei resta lì, silenziosa e nucleare, mentre il canale di Suez alle sue spalle si richiude nel traffico delle altre navi.




