Arriva il primo "sì" della Camera alla riforma del lavoro voluta da Milei, e l'Argentina si ferma
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Redazione Esteri
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Un primo, decisivo via libera è arrivato nella notte argentina, al termine di una maratona parlamentare durata oltre dieci ore e in un clima di tensione sociale che ha paralizzato il paese. La Camera dei Deputati, con 135 voti favorevoli e 115 contrari, ha dato il suo assenso al progetto di modernizzazione del lavoro voluto dal presidente Javier Milei, un testo che modifica profondamente le leggi in vigore sin dal 1974 e che rappresenta una delle colonne portanti della sua agenda ultraliberista. Il governo, riunito nell'ufficio della presidenza della Camera, ha festeggiato quella che viene considerata la prima grande vittoria legislativa del 2026, un successo che arriva però in un giorno in cui le strade di Buenos Aires e di molte altre città sono rimaste sgombre, simbolo di un paese bloccato dallo sciopero generale indetto dalla Confederazione Generale del Lavoro -1-4-8.
Un testo modificato che ora torna al Senato per il voto finale
L'approvazione non rappresenta, però, il traguardo definitivo. I deputati, nel corso dell'acceso dibattito che ha preceduto il voto, hanno infatti introdotto alcune modifiche al testo che era già stato licenziato dal Senato la settimana precedente. La più rilevante, stando a quanto emerso dalle cronache locali, è stata la soppressione di un articolo particolarmente controverso, quello che prevedeva una riduzione dell'assegno per i lavoratori in congedo medico -3-7. Un emendamento, questo, che ha contribuito a rendere il progetto più digeribile per alcuni degli alleati di centro-destra di Milei, ma che ora impone un passaggio obbligato: l'intero pacchetto dovrà tornare all'esame del Senato per una nuova votazione. I senatori, a questo punto, potranno confermare le modifiche, respingerle o tentare una mediazione, e solo dopo questo ulteriore scoglio la riforma potrà essere promulgata.
L'impianto generale della legge, nonostante la modifica sulle assenze per malattia, resta comunque profondamente innovativo e, per i sindacati, radicalmente lesivo dei diritti dei lavoratori. Il testo prevede, tra i punti cardine, la possibilità di organizzare turni che possano arrivare fino a dodici ore giornaliere, il frazionamento delle ferie in più periodi, l'introduzione di un "banco delle ore" che permette di compensare il lavoro straordinario con riposi anziché con la maggiorazione salariale, e una nuova base di calcolo per le indennità in caso di licenziamento che, di fatto, ne riduce l'importo -3-10. Non solo: vengono posti limiti più stringenti al diritto di sciopero, specialmente nei servizi considerati essenziali, e si tipizzano come infrazioni gravissime i blocchi e i picchetti che impediscano l'accesso ai luoghi di lavoro -7.
Lo sciopero generale e le proteste mentre Milei era a Washington
Mentre nell'emiciclo si consumava il dibattito, fuori, presidiate da un imponente dispiegamento di forze dell'ordine, migliaia di manifestanti si sono radunati per dire no alla riforma. La protesta, convocata dalla CGT e da altre sigle sindacali, ha assunto i contorni di uno sciopero generale di ventiquattr'ore che ha avuto un'adesione massiccia, stimata dai sindacati attorno al 90% nel settore dei trasporti, con conseguenze pesanti sulla viabilità, sui servizi pubblici e sull'operatività degli aeroporti -2-8. La tensione, nelle ore precedenti il voto, è degenerata in alcuni sporadici episodi di violenza nei pressi del Congresso: un gruppo di manifestanti ha lanciato oggetti contro le barriere di metallo, e le forze di sicurezza hanno risposto con idranti e gas lacrimogeni per disperdere la folla -2. Un clima di scontro che ha riecheggiato anche all'interno dell'aula, dove i deputati dell'opposizione peronista e di sinistra hanno definito la riforma un provvedimento "regressivo" e "schiavista", contrapponendosi con forza agli interventi dei deputati della libertaria La Libertad Avanza, che invece ne hanno lodato la portata modernizzatrice -5-7.
Sullo sfondo di questa giornata di mobilitazione, il presidente Milei ha seguito l'evolversi della situazione da lontano. Il capo dello Stato si trovava infatti a Washington, dove ha partecipato alla riunione inaugurale del Board of Peace voluto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, appena rientrato alla Casa Bianca. Una coincidenza non priva di significato, che ha visto il leader argentino impegnato in un consesso internazionale di alto profilo proprio mentre nel suo paese si decideva una delle riforme più attese e contestate del suo mandato. Un'assenza che non gli ha impedito, subito dopo il voto, di esprimere il suo compiacimento attraverso i social network, definendo l'approvazione un evento "storico" -5.
Il cammino della riforma, ora, prosegue verso il Senato. L'iter non è ancora concluso, e l'esito dell'ultimo passaggio parlamentare rimane un nodo cruciale. Tuttavia, il voto della Camera rappresenta una boccata d'ossigeno per l'esecutivo, che vede così realizzato un passo fondamentale del suo programma economico. La partita, però, è destinata a rimanere aperta: i sindacati hanno già annunciato battaglia legale, promettendo di impugnare la legge una volta approvata, e la mobilitazione sociale, come dimostra la giornata di ieri, non accenna a placarsi -9.




