Meloni frena Lula, l'Italia dice no alla firma dell'accordo Ue-Mercosur senza tutele
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Redazione Interno
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L'Italia, in sintonia con la posizione espressa dalla Francia e da altri partner continentali, ha bloccato la sottoscrizione del trattato commerciale tra l'Unione europea e il Mercosur, scelta definita, da un esponente di Fratelli d'Italia, come un atto di "buon senso e di responsabilità". La decisione, che giunge al termine di un negoziato protrattosi per anni, è motivata dalla mancanza di quelle garanzie ritenute indispensabili per proteggere il comparto agricolo europeo, il quale, come sottolineato, si trova a dover rispettare norme stringenti in materia ambientale, sanitaria e sociale, mentre si prospetterebbe l'ingresso sul mercato di prodotti che non sono tenuti agli stessi obblighi. È questo il nodo centrale della disputa, che ha spinto il governo a preferire una pausa di riflessione piuttosto che una ratifica affrettata.
La telefonata tra la premier e il presidente brasiliano
La posizione ufficiale di Roma è stata comunicata direttamente dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni al collega brasiliano, nel corso di un colloquio telefonico nel quale la leader italiana ha chiarito di non essere contraria in principio all'intesa. La richiesta, avanzata alla vigilia della data ipotizzata per la firma, è quella di un rinvio, necessario – secondo quanto riferito – per trovare il tempo utile a "convincere" gli agricoltori italiani, dimostrando di aver ottenuto per loro risposte concrete. Un approccio che, se da un lato tiene conto delle pressioni interne, dall'altro mira a non chiudere definitivamente la porta a un accordo considerato strategicamente importante, ma che deve trovare un nuovo equilibrio tra le parti.
Le proteste che hanno infiammato Bruxelles
La scelta di porre in "ghiaccio" l'intero dossier non giunge inaspettata, considerando il clima di forte tensione che ha recentemente caratterizzato la scena europea. Le capitali, e in particolare Bruxelles, sono state teatro di vivaci manifestazioni da parte degli agricoltori, i quali, guidando i loro trattori, hanno espresso con veemenza il proprio dissenso verso un patto giudicato dannoso per la loro sopravvivenza economica. Le proteste, che in alcuni casi hanno visto episodi di vandalismo con l'appiccarsi di fuochi, hanno reso tangibile la divisione che serpeggia persino all'interno delle istituzioni Ue, spaccate tra la ferma opposizione di alcuni stati membri e la spinta della Commissione per la conclusione del negoziato.
Il peso del blocco commerciale sudamericano
L'accordo, il cui obiettivo è creare una delle zone di libero scambio più vaste al mondo, coinvolge il Mercosur, acronimo che sta per Mercato Comune del Sud, un'organizzazione regionale istituita nel 1991 e composta da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. La posta in gioco economica e geopolitica è considerevole, e i paesi sudamericani, dopo un confronto negoziale lunghissimo, spingevano per una chiusura rapida. Il rinvio deciso dall'Europa, pertanto, costituisce una battuta d'arresto significativa, che impone a tutte le parti in causa di tornare al tavolo per sciogliere gli ultimi, ma fondamentali, nodi, soprattutto quelli legati alle clausole di salvaguardia per l'agricoltura e al rispetto dei criteri di sostenibilità.




