Tensioni sul Mercosur, slitta la firma: il pressing di Lula che chiama Meloni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione, annunciata a tarda sera dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante il Consiglio europeo, ha formalizzato un rinvio atteso e, per molti versi, inevitabile: la firma dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur non avverrà prima di gennaio. Questo slittamento, che proroga un negoziato protrattosi per oltre vent’anni, nasce dalle resistenze – alcune palesi, altre più sotterranee – di diversi governi europei, i quali chiedono garanzie supplementari per i propri settori economici più sensibili. In primo piano, come è noto, vi è la necessità di tutelare le imprese agricole europee dalla concorrenza di prodotti provenienti da paesi come Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, una concorrenza che, secondo molti, non rispetterebbe gli stessi stringenti standard qualitativi e ambientali vigenti nel continente.

La posizione italiana e il no francese

L’Italia, in particolare, ha posto condizioni nette prima di poter sottoscrivere l’intesa, insistendo sulla necessità di clausole che proteggano la distintività e la qualità delle produzioni agroalimentari nazionali, un settore che costituisce un pilastro dell’economia e dell’identità del Paese. Questa posizione, tuttavia, non si è rivelata isolata, trovando un alleato di peso in un presidente francese, Emmanuel Macron, che ha dichiarato senza mezzi termini come “il conto non torni” e abbia quindi escluso la possibilità di una firma nelle condizioni attuali. La sua presa di posizione, che riflette anche il malcontento degli agricoltori francesi, ha conferito una dimensione politica ancora più ampia a una trattativa già complessa, mostrando le profonde fratture interne all’Europa su come bilanciare apertura commerciale e difesa del mercato interno.

Il complicato quadro diplomatico

Sullo sfondo di questo intricato scenario diplomatico, si è inserita con forza la voce del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il quale, secondo quanto riferito, ha telefonato direttamente al premier italiano per fare pressing a favore della conclusione dell’accordo. Un’iniziativa che, lungi dal risolvere le remore italiane, ha semmai evidenziato le tensioni e le diverse priorità in campo, con il gigante sudamericano che spinge per un rapido via libera e Roma che chiede tempo e modifiche sostanziali. Questa dinamica ha contribuito a rendere il vertice di Bruxelles particolarmente complesso, tanto che i lavori sono iniziati con oltre un’ora di ritardo, mentre i leader si confrontavano in gruppi informali sull’argomento, in un clima reso ancor più teso dalle proteste degli agricoltori giunti sotto le istituzioni comunitarie.

L’altro dossier caldo: gli asset russi per l’Ucraina

Parallelamente al dossier Mercosur, il Consiglio europeo ha dovuto affrontare un altro tema di straordinaria delicatezza, quello del sostegno finanziario all’Ucraina, per il quale si sta valutando l’ipotesi di utilizzare i proventi derivanti dagli asset russi immobilizzati. Nella bozza delle conclusioni del vertice è infatti comparsa la proposta di istituire, con urgenza, uno strumento che possa garantire prestiti per le riparazioni a partire dal 2026, destinati anche alle esigenze militari di Kiev. Una linea, questa, che procede di pari passo con la ferma posizione espressa dal governo italiano, attraverso le parole della premier Giorgia Meloni, nel ribadire l’assoluta preclusione all’invio di soldati occidentali in territorio ucraino, confermando così un approccio basato sul sostegno economico e militare ma dentro confini ben definiti.

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