I trattori tornano a Bruxelles e l'accordo di libero scambio tra Mercosur e Unione europea slitta ancora (così Lula chiama Meloni)
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Redazione Interno
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Le strade della capitale europea, già testimoni di un inverno politico particolarmente agitato, hanno visto nuovamente il lento e rumoroso avanzare dei trattori, simbolo di una protesta che, partita dalle campagne, è riuscita a raggiungere il cuore delle istituzioni continentali. Quelle manifestazioni, cariche di una tensione palpabile che andava ben oltre la semplice rivendicazione settoriale, hanno creato un clima così complicato da costringere la Commissione europea a una mossa imprevista: il congelamento provvisorio della firma dell’accordo commerciale con il Mercosur, il mercato comune sudamericano che annovera tra i suoi membri Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Un dossier ingombrante, sul tavolo dell'ultimo Consiglio europeo, che attende una soluzione da oltre due decenni e che rappresenta, per dimensioni demografiche e potenziali volumi di scambio, il più grande negoziato commerciale mai intrapreso dall'Unione.
Un rinvio annunciato tra pressioni e valutazioni strategiche
L’approvazione dell’intesa, il cui iter era stato calendarizzato per il 20 dicembre, è stata dunque rimandata a gennaio, in un gioco di forze dove le pressioni dal basso si sono intrecciate con calcoli politici di alto livello. La premier italiana Giorgia Meloni, intervenendo prima del vertice, ha dichiarato senza giri di parole che "firmare ora era prematuro", posizione che ha contribuito in maniera determinante alla decisione finale del Consiglio. Una presa di posizione che non è passata inosservata oltremare, tanto da spingere il presidente brasiliano Lula a una telefonata diretta con Meloni, episodio che sottolinea il peso diplomatico della vicenda e le sue ripercussioni transatlantiche. Dall'altra parte delle Alpi, d'altronde, si levano voci che definiscono l'accordo come "l'anti-Trump perfetto", evidenziando come, con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, le dinamiche degli schieramenti commerciali globali possano ridisegnarsi in fretta.
Le ragioni di uno stop e le voci del mondo economico
Le preoccupazioni che hanno portato al rinvio sono molteplici e toccano nervi scoperti, dall’impatto che un afflusso di prodotti agroalimentari a dazio zero potrebbe avere sul già fragile mercato europeo, fino a questioni ambientali e di standard produttivi che dividono le parti. Ciononostante, dal mondo imprenditoriale e logistico italiano giungono appelli a non disperdere un'opportunità storica. Carlo De Ruvo, presidente di Confetra, ha parlato di un’iniziativa di "grande valore strategico", capace di creare un'area di libero scambio fra oltre settecento milioni di consumatori e di rafforzare, di conseguenza, la competitività delle imprese attraverso l'accesso a mercati internazionali più ampi e stabili. Una visione che contrasta con l’allarme di molti agricoltori europei, i quali temono di essere travolti da una concorrenza percepita come sleale.
La complessità di un negoziato venticinquennale
Il fatto che, nonostante un lavoro di gestazione durato un quarto di secolo, l’ultimo passo risulti ancora così insidioso, la dice lunga sulla complessità intrinseca dell’operazione. Si tratta di bilanciare interessi economici divergenti, sensibilità ambientali sempre più pressanti e modelli di sviluppo che non sempre appaiono convergenti, in uno scenario geopolitico internazionale che, con l’amministrazione Trump di nuovo al governo, aggiunge un ulteriore elemento di imprevedibilità. Lo slittamento a gennaio, quindi, non è una semplice pausa tecnica ma un periodo di riflessione cruciale, durante il quale si deciderà se gli ostacoli rimasti sul tavolo potranno essere superati o se, al contrario, si riveleranno incolmabili, condannando definitivamente un progetto così ambizioso a restare lettera morta.




