Nuova frattura sulla frana di Niscemi, il sindaco: «Preoccupati ma costante monitoraggio»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una sessantina di metri di fessurazione si sono aperti lungo il fronte della frana che da mesi tiene in scacco Niscemi, nel Nisseno. La nuova lesione, visibile ad occhio nudo, è comparsa in via Ustica, un'area già ricompresa nella zona rossa e situata a meno di cinquecento metri dal plesso scolastico San Giuseppe, nel versante sud-est della città. Il fenomeno, che riaccende i riflettori su una situazione già di per sé critica, è stato prontamente rilevato dai sistemi di controllo attivi sul territorio, che non hanno mai smesso di operare dallo scorso gennaio.

Il punto del commissario e le rassicurazioni

Il primo cittadino, Massimiliano Conti, ha espresso la preoccupazione che serpeggia tra la popolazione, pur sottolineando l'assenza di pericoli immediati per l'incolumità pubblica. «Tutto viene costantemente monitorato ma non possiamo negare di essere preoccupati», ha dichiarato Conti, aggiungendo una riflessione che getta luce sulla complessità del fenomeno: «In questo periodo non ci sono piogge, quindi questo fenomeno bisogna approfondirlo e comprenderlo».

Sulla stessa linea, il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, giunto a Niscemi per un sopralluogo e un vertice operativo, ha cercato di placare gli animi. «È assolutamente normale che si verifichino delle fessurazioni, proprio per questo proseguono le attività di monitoraggio», ha spiegato Ciciliano, ribadendo che la frattura, localizzata in zona rossa, non costituisce un problema per la sicurezza dei cittadini.

La migliore strategia, secondo il commissario, resta quella di continuare a osservare il fenomeno, con particolare attenzione agli aspetti geologici, in attesa di comprendere la natura di questo nuovo movimento in assenza di precipitazioni.

Verso la fase operativa: abbattimenti e consolidamento

Le attività di monitoraggio, che vedono coinvolti anche l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) su richiesta della Regione Siciliana, rappresentano solo una parte del lavoro in corso. Il recente vertice tenutosi negli uffici tecnici allestiti proprio all'interno del plesso San Giuseppe ha segnato un passaggio cruciale verso la gestione operativa dell'emergenza.

Al centro del tavolo tecnico, coordinato da Ciciliano insieme al sindaco Conti, vi erano le priorità per il futuro della cosiddetta "zona nera": il piano di abbattimento degli immobili ormai irrecuperabili, la programmazione delle opere di consolidamento del fronte franoso e le modalità di erogazione dei contributi per le famiglie che hanno perso la casa. La struttura commissariale e l'amministrazione comunale stanno lavorando in sinergia per definire una scala di priorità e dare il via agli interventi finanziati nel più breve tempo possibile.

Un dissesto di vaste proporzioni

Il contesto in cui si inserisce questa nuova fessurazione è quello di un movimento franoso di dimensioni imponenti, che ha sconvolto il centro abitato lo scorso 25 gennaio. Secondo quanto riferito dagli esperti, si tratta di una "frana storica", conosciuta fin dal 1790, che si estende per circa quattro chilometri quadrati e che, seppur a velocità ridotta, è ancora in movimento.

Le analisi condotte dall'Università di Firenze, incaricate dal Dipartimento della Protezione Civile, hanno evidenziato come, a causa delle dimensioni del sistema franoso e della profondità delle superfici di scivolamento, non sia tecnicamente possibile conseguire una stabilizzazione definitiva dell'intero versante attraverso interventi strutturali estensivi. Le soluzioni prospettate, per ora, si orientano verso opere di riprofilatura, regimazione delle acque superficiali e protezione dall'erosione, in attesa di interventi più strutturali sul lungo periodo.

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