Niscemi, il paese fantasma divorato dalla frana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le strade del centro storico, che una volta brulicavano di vita, sono ora un deserto di silenzio e macerie, interrotte bruscamente dal dirupo generato dalla frana del 26 gennaio. All’interno della vasta zona rossa dichiarata inagibile, gli appartamenti abbandonati in fretta e furia, con gli arredi ancora al loro posto, mostrano finestre spalancate su un vuoto che è insieme geologico e umano, mentre cumuli di detriti segnano il punto in cui il terreno ha ceduto, divorando pezzi di paese. I vigili del Fuoco di Caltanissetta, coordinando le operazioni, continuano a entrare in quelle case per consentire agli sfollati il recupero dei beni più urgenti: si tratta di interventi rapidi, una media di settanta o ottanta al giorno, durante i quali le persone afferrano poche cose, qualche indumento e, soprattutto, i propri animali domestici. “Le persone chiedono di poter prendere le cose più care che hanno”, spiega Francesco Turco, funzionario tecnico del comando provinciale, sottolineando come quelle siano operazioni tecniche ma cariche di un’umanità profonda e struggente.

La pioggia che non dà tregua e il crollo di una palazzina

Non c’è, tuttavia, alcuna tregua per un territorio già così provato, poiché le condizioni meteorologiche continuano a minarne la stabilità. L’allerta meteo di colore giallo diramata dalla Protezione civile regionale per piogge intense ha infatti investito anche Niscemi, dove le precipitazioni si sono abbattute senza sosta sulla città e, in particolare, sulla vasta area della frana, amplificando il senso di precarietà. Proprio nella giornata di oggi, l’acqua che ha saturato il terreno già compromesso ha causato il crollo di un’intera palazzina situata all’interno della zona rossa, aggiungendo nuova distruzione a un panorama già devastato e dimostrando come la situazione sia in costante, pericolosa evoluzione.

Nuovi cedimenti e interni sventrati

I nuovi cedimenti, del resto, non si fermano e continuano a modificare il volto, già irriconoscibile, del coronamento della frana. Negli ultimi giorni ulteriori porzioni di edifici si sono sbriciolate, staccandosi dal principale e precipitando, rendendo così visibili, in modo spettrale, gli interni delle abitazioni. Le riprese effettuate con un drone sabato 31 gennaio hanno documentato danni nuovi ed evidenti rispetto a soli due giorni prima: stanze sventrate, pareti domestiche squarciate e mobili sospesi nel vuoto offrono una testimonianza cruda della forza del dissesto, mostrando come il processo erosivo non accenni a fermarsi, continuando invece a divorare, lentamente ma inesorabilmente, lembi di quello che era un centro abitato.

Un’operazione di soccorso nella desolazione

In questo scenario di desolazione, l’attività dei vigili del fuoco rappresenta l’unico movimento in un paese altrimenti immobile e sospeso. Il loro lavoro, meticoloso e condotto sotto la costante minaccia di nuovi crolli, si concentra nel consentire agli ex residenti di recuperare il poco che ancora può essere salvato, operando in finestre di tempo brevissime per garantire l’incolumità di tutti. È un’opera di mediazione tra il bisogno affettivo degli sfollati, che rivolgono lo sguardo alle loro case per l’ultima volta, e la necessità imprescindibile della sicurezza, in un equilibrio delicatissimo che si consuma tra le strade vuote e il rombo dei mezzi di soccorso, sotto un cielo che, ancora una volta, minaccia pioggia.

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