Trump dice no a Zelensky sui sistemi Patriot, il Financial Times svela il retroscena

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel corso dell'incontro della scorsa settimana con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky tenutosi nello Studio Ovale, avrebbe respinto la richiesta di inviare nuovi sistemi intercettori Patriot all'Ucraina. A riferirlo è il Financial Times, che cita persone a conoscenza dei colloqui tra i due leader; una notizia che getta nuova luce sulle tensioni relative alla difesa aerea di Kiev, messa a dura prova dai continui attacchi russi.

Nel dettaglio, Zelensky aveva chiesto l'invio di 300 intercettori entro l'inverno, viste le crescenti difficoltà nel proteggere le infrastrutture critiche e le aree urbane, ma la risposta di Washington è stata negativa.

Il nodo della licenza per la produzione in Ucraina

Sembrava che le cose potessero prendere una piega diversa, con Trump inizialmente intenzionato a concedere a Kiev la licenza per produrre i missili Patriot direttamente sul territorio ucraino, una mossa che avrebbe rappresentato un cambio di passo significativo nel sostegno militare americano. Tuttavia, secondo quanto ricostruito dal quotidiano finanziario, il via libera definitivo non è arrivato e la prospettiva di un accordo per la produzione congiunta si è allontanata, complice il pressing esercitato dal Cremlino che avrebbe fatto cambiare idea al presidente americano.

Le aziende statunitensi coinvolte, d'altro canto, avevano già manifestato più di una riserva riguardo a un'operazione del genere, sollevando timori legati alla corruzione endemica e al traffico di armi che affliggerebbero il paese, senza dimenticare i rischi concreti rappresentati dai bombardamenti russi sugli eventuali stabilimenti destinati alla produzione bellica.

I tempi lunghi e le incertezze di Washington

Le incertezze provenienti da Washington si sono moltiplicate nelle ultime ore, e a gettare ulteriore benzina sul fuoco è stata una dichiarazione dell'ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, che ha chiarito come un accordo di produzione a lungo termine per i missili intercettori Patriot "non sarà concluso prima di questo inverno". Questa affermazione, riportata lunedì, ha di fatto alimentato i dubbi sul nodo più critico della difesa aerea di Kiev, lasciando intendere che la soluzione alla carenza di sistemi anti-missile sia ancora lontana.

La posizione di Whitaker, peraltro, sembra allinearsi con il veto di Trump emerso durante il faccia a faccia con Zelensky, suggerendo che la Casa Bianca abbia intenzione di rallentare i tempi, se non di bloccare del tutto, l'invio di nuova tecnologia militare.

La notte di raid su Kiev e l'appello di Zelensky

La richiesta di aiuto da parte del presidente ucraino giunge in un momento particolarmente drammatico per la capitale, che proprio tra martedì e mercoledì è stata bersaglio di massicci raid russi. Nel corso della notte, attacchi aerei hanno colpito Kiev e la regione circostante, causando un bilancio pesantissimo: si contano almeno 17 vittime e 44 feriti, secondo quanto reso noto dallo stesso Zelensky, il quale ha sottolineato come i sistemi di intercettazione missilistica "avrebbero potuto salvare la vita di coloro che sono stati uccisi oggi".

L'amara constatazione del leader ucraino evidenzia l'urgenza di un potenziamento delle difese, ma la risposta di Trump sembra al momento orientata su un altro binario, privilegiando forse un approccio più attendista che rischia di lasciare Kiev esposta alla furia degli attacchi russi durante i mesi più duri dell'inverno.

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