Rubano le cinture di Raffaella Carrà, poi si pentono: la lettera nel pacco dopo il furto alla mostra
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A volte, anche il gesto più avventato – come quello di chi sottrae due accessori scenici appartenuti a Raffaella Carrà, impreziositi da cristalli Swarovski – può trovare un inatteso epilogo fatto di resipiscenza e di buste anonime spedite dal Nord Italia. È quanto accaduto a San Benedetto del Tronto, dove la chiusura della mostra “Rumore”, allestita alla Palazzina Azzurra, aveva portato con sé l’amara sorpresa del furto di due cinture originali. Le avevano notate, loro malgrado, i collezionisti Vincenzo Mola e Giovanni Gioia, proprietari degli oltre trecento abiti della showgirl: un’assenza che rischiava di macchiare l’intera esposizione, dedicata a uno dei costumi più amati dal pubblico televisivo. E invece, ecco la svolta: un pacco, arrivato quando ormai non si sperava più, le ha restituite integre, accompagnate da una lettera che nessuno ha firmato ma che tutti hanno letto come un atto di pentimento.
Il pacco anonimo e la consegna al comune
Il plico, come ricostruito dagli inquirenti dopo la chiamata che i carabinieri hanno ricevuto dagli uffici comunali, era indirizzato proprio alla Palazzina Azzurra. Siccome la struttura, quella mattina, era chiusa, il postino ha provveduto a recapitare il tutto al Comune di San Benedetto. Dentro, avvolte con cura – quasi a voler riparare simbolicamente lo strappo – c’erano le due cinture sottratte al termine dell’iniziativa “Rumore”, quelle che facevano parte dei costumi indossati dalla Carrà nel 2006 durante il programma ‘Amore’ e nella prima puntata della quarta edizione di ‘Carramba che fortuna’ nel 2008. Non mancava un biglietto: poche righe anonime, senza alcuna firma né riferimento che possa consentire una risalita certa all’autore, eppure cariche di una volontà inequivocabile di rimediare a quanto fatto.
“Siamo commossi”: la reazione dei collezionisti
La sorpresa, come hanno raccontato gli stessi Mola e Gioia, ha lasciato spazio a una commozione che neppure loro si aspettavano. “Riconoscere un errore e trovare la forza di tornare sui propri passi – hanno dichiarato – appartiene alla parte più autentica della coscienza umana”. Nessuna traccia di chi abbia materialmente spedito il pacco, né indicazioni precise sulla località di partenza se non quella generica del Nord Italia; eppure, quel gesto ha restituito molto più di due accessori scenici. Ha restituito integrità a una mostra che celebrava uno dei personaggi più iconici della televisione italiana, restituendo alla Palazzina Azzurra quegli oggetti che nessuna assicurazione avrebbe potuto davvero sostituire, data la loro natura unica e legata a momenti specifici della carriera artistica della showgirl.
Un furto senza violenza, un ritorno senza colpevoli
Sul piano investigativo, la vicenda si chiude qui, almeno per quanto riguarda il recupero dei beni. I carabinieri hanno preso in consegna il pacco e la lettera, ma senza alcuna volontà di forzare un’identificazione che, al momento, non sembra costituire priorità. Le cinture – quelle con le applicazioni originali in cristallo Swarovski – sono tornate nella disponibilità dei legittimi proprietari, e la mostra, nonostante l’amara parentesi, può dirersi conclusa senza danni permanenti. Chi ha rubato ha evidentemente ascoltato qualcosa – forse l’eco mediatica della notizia, forse un rimorso interiore – e ha deciso di spedire quel pacco come unico atto riparatorio possibile. Non si tratta di giustizia fai-da-te, ma di un episodio che sfugge alle consuete categorie di colpa e redenzione: un piccolo giallo marchigiano a lieto fine, dove l’autore resta nell’ombra e gli oggetti, invece, tornano alla luce.




