Congresso Lega, Garavaglia sfida Salvini: si voterà a scrutinio segreto
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Redazione Interno
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La corsa alla segreteria della Lega non sarà un plebiscito annunciato. Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del Turismo, ha confermato la propria candidatura al congresso straordinario convocato a Milano per il 24 e 25 ottobre, rompendo quella che fino a poche ore prima sembrava una rielezione scontata di Matteo Salvini. La decisione è maturata martedì sera, quando il parlamentare ha iniziato a contattare alcuni interlocutori storici del Carroccio per sondare il terreno.
Tra questi, il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, entrambi colti di sorpresa ma pronti a dare il proprio appoggio.
Le firme necessarie e il regolamento
Per formalizzare la candidatura servono almeno ottanta firme di delegati, raccolte in almeno quattro regioni. Un ostacolo che Garavaglia ostenta tranquillità: «Non me ne preoccupo, Salvini ha sempre detto che non sono un problema», ha dichiarato, ricordando la promessa del segretario uscente di aiutare un eventuale sfidante nella raccolta delle sottoscrizioni. La presenza di più candidati comporta automaticamente il ricorso al voto segreto per l’elezione del segretario, una circostanza che potrebbe trasformare l’assise in una misurazione del peso reale della minoranza interna.
Lo stesso Garavaglia non ha dubbi sulla procedura: «È chiaro che il voto deve essere a scrutinio segreto», ha affermato, distinguendo questa evenienza dal voto palese che caratterizza le mozioni congressuali.
L’identità federalista rivendicata
La candidatura di Garavaglia non è soltanto una questione di equilibri interni, ma veicola una precisa rivendicazione identitaria. «Sono della Lega e mi candido anche per dire che non siamo un partito di estrema destra», ha spiegato il senatore, delineando una linea alternativa a quella dell’attuale segretario. «Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori. Ci disegnano come di estrema destra ma non è così». Il riferimento è all’idea federalista di Umberto Bossi, a quella Lega pragmatica e nordista che Garavaglia intende riportare al centro del dibattito congressuale.
Un posizionamento che trova sponda in quella componente del partito che da mesi chiede un maggiore peso per le istanze settentrionali e una gestione più collegiale delle decisioni.
La reazione di Salvini e il quadro congressuale
Da Bruxelles, dove si trovava per un vertice istituzionale, Matteo Salvini ha accolto la notizia senza irrigidimenti. «Ho convocato un congresso perché ci sia gente che si candidi, che faccia proposte, che porti idee e mozioni. Quindi bene: più gente c’è che porta idee, meglio è», ha commentato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, rimettendo la decisione finale ai militanti.
Il congresso sarà presieduto da Lorenzo Fontana, presidente della Camera, mentre fino all’apertura dei lavori l’amministrazione del partito è affidata al tesoriere Alberto Di Rubba, nominato vicesegretario vicario dopo le dimissioni formali di Salvini e dei tre vicesegretari uscenti. I circa settecento delegati chiamati a votare sono gli stessi che un anno e mezzo fa elessero Salvini alla guida del partito, un dato che rende la sfida di Garavaglia in salita ma non priva di significato politico.
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