Corigliano-Rossano, la giunta difende Stasi: «Fiducia nella giustizia»
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Redazione Interno
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La giunta comunale di Corigliano-Rossano prende posizione dopo la misura cautelare agli arresti domiciliari disposta nei confronti del sindaco Flavio Stasi nell'ambito dell'inchiesta antimafia che ha investito la Sibaritide. In una nota, l'esecutivo cittadino dichiara piena fiducia nella giustizia e sostiene la necessità di contrastare con decisione la 'ndrangheta, sottolineando che le indagini contro la criminalità organizzata rappresentano un passaggio importante per il territorio. La presa di posizione distingue il sostegno all'azione della magistratura dalla vicenda personale del primo cittadino, sul quale la giunta esprime fiducia e di cui rivendica l'operato amministrativo.
La giunta sostiene la lotta alla 'ndrangheta
Nel comunicato, gli assessori affermano di interpretare anche il pensiero del sindaco nel considerare positive le inchieste che colpiscono le organizzazioni mafiose. L'obiettivo indicato è liberare il territorio da una presenza criminale descritta come un ostacolo allo sviluppo economico e sociale. Il riferimento riguarda un'area nella quale le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro si concentrano sulle presunte attività illecite dei gruppi criminali attivi tra Cassano, Sibari e Corigliano-Rossano. La giunta ribadisce la propria ostilità verso qualsiasi ambiente criminale e afferma che l'attività amministrativa deve proseguire, senza confondere il funzionamento dell'ente con le responsabilità individuali che saranno accertate nelle sedi giudiziarie.
L'inchiesta Ginestra e le misure cautelari
L'operazione, condotta dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale con il coinvolgimento della Direzione distrettuale antimafia guidata da Salvatore Curcio, ha portato all'esecuzione di 41 misure cautelari. L'indagine riguarda presunte attività delle cosche nella Sibaritide e ipotesi di reato che comprendono, a vario titolo, associazione mafiosa, omicidio, estorsione e scambio elettorale politico-mafioso. Tra le persone raggiunte dai provvedimenti figura anche Damiano Pepe, indicato nelle cronache come esponente della criminalità organizzata locale. Il procedimento dovrà accertare le singole posizioni e le responsabilità contestate: l'esecuzione di una misura cautelare non equivale a una condanna definitiva.
Il precedente della collaborazione di Nicola Acri
La storia investigativa dell'area comprende anche la collaborazione con la giustizia di Nicola Acri, conosciuto con il soprannome di «Lupo». Il 21 maggio 2021 l'uomo, indicato come ex vertice della cosca di Rossano, iniziò a collaborare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. La sua decisione rappresentò un passaggio importante nelle indagini sui gruppi criminali dell'alto Ionio cosentino, con informazioni relative a omicidi, traffici di droga ed estorsioni. Il percorso investigativo maturato negli anni contribuisce a spiegare perché l'azione contro le organizzazioni mafiose nella zona abbia assunto una dimensione articolata, estesa oltre i singoli episodi e concentrata sui rapporti tra attività criminali e controllo del territorio.
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