Mediterraneo sempre più al centro del commercio mondiale, i porti italiani crescono nel 2025

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante le tensioni geopolitiche che continuano a ridisegnare le mappe dei flussi commerciali, il Mediterraneo consolida la sua posizione di hub strategico per gli scambi marittimi globali. A certificarlo è il tredicesimo Rapporto Annuale "Italian Maritime Economy", curato da Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, presentato a Napoli.

Il dato che salta all'occhio è la performance dei porti italiani che, con un incremento del 3,5% nei volumi di merci movimentate nel corso del 2025, hanno fatto registrare una crescita superiore alla media europea, sfiorando quota 500 milioni di tonnellate di merce gestita.

Il quadro che emerge dall'analisi di Srm dipinge un'area, quella euro-mediterranea, il cui peso sul commercio mondiale ha ormai raggiunto il 31%, per un valore complessivo che si avvicina ai 7.600 miliardi di dollari.

Nel dettaglio, i principali terminal container dell'area hanno movimentato oltre 72 milioni di Teu, segnando un aumento del 5,9% su base annua. Un trend che, secondo le proiezioni incluse nel rapporto, potrebbe accelerare ulteriormente nei prossimi anni, con una stima che indica un potenziale +15% del traffico container entro il 2030, a testimonianza di una centralità che appare ormai strutturale.

Lo scenario globale e l'effetto Hormuz

Le turbolenze in Medio Oriente e la progressiva riduzione dell'operatività del Canale di Suez, insieme alla quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno impresso una brusca accelerazione a un cambiamento che era già in atto. Questi eventi hanno riportato con forza all'attenzione dei policy maker e degli operatori economici un principio strategico fondamentale: il controllo delle rotte marittime e dei passaggi obbligati è diventato un fattore decisivo per la tenuta delle catene di approvvigionamento globali.

Il rapporto di Srm, intitolato "Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale", analizza proprio come l'Italia e il suo sistema portuale stiano reagendo a questo nuovo contesto, trasformando le potenziali criticità in opportunità di crescita.

La corsa dell'Italia: numeri e primati

L'Italia si conferma una potenza marittima europea, vantando un primato nello short sea shipping che la distingue nel panorama continentale. Il trasporto via nave incide per il 25% sul commercio estero italiano in valore e per quasi la metà (il 49%) in termini di quantità, a riprova di un legame indissolubile tra la manifattura nazionale e i suoi sbocchi portuali. L'indotto economico, che Srm ha quantificato come parte della Blue Economy, genera un valore aggiunto di 76,6 miliardi di euro e dà lavoro a oltre un milione di persone.

Un comparto, dunque, che non è solo una componente della logistica, ma uno dei motori principali del sistema produttivo italiano.

Resilienza e prospettive

Nel corso della presentazione del rapporto, il direttore di Srm ha sottolineato come i porti italiani abbiano dimostrato una notevole capacità di tenuta, mantenendo tassi di crescita positivi anche durante l'anno segnato dall'introduzione dei dazi. La capacità della manifattura nazionale di resistere agli shock esterni, ha osservato, si riflette nelle performance portuali che fungono da termometro anticipatore delle tendenze dell'economia reale.

Un segnale che, nonostante le evidenti difficoltà del contesto internazionale, conferma la solidità di un sistema che ha saputo trasformare l'instabilità geopolitica in un fattore di rilancio per la propria centralità logistica.

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