Macron in Vaticano da papa Leone xiv, tra guerre e fine vita il primo faccia a faccia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il lungo corteo presidenziale – una teoria di oltre dieci autovetture che hanno percorso via della Conciliazione fino alle porte di San Pietro – ha segnato ieri l’arrivo in Vaticano di Emmanuel Macron per l’udienza con papa Leone XIV. Un primo faccia a faccia, quello tra il presidente francese e il pontefice, che arriva a più di un anno dalla rielezione di Trump alla Casa Bianca e in un quadro internazionale dove i tradizionali equilibri tra le potenze occidentali mostrano crepe sempre più profonde. Le misure di sicurezza, com’era prevedibile, sono state ulteriormente rafforzate nell’area attorno al piccolo Stato: nessun dettaglio è stato lasciato al caso, tanto più che l’incontro si svolge a porte chiuse e senza la consueta scaletta di dichiarazioni pubbliche al termine.

I dossier sul tavolo: Medio Oriente, multilateralismo e il nodo del fine vita

Tra i temi all’ordine del giorno dell’udienza privata spiccano il Medio Oriente – con i riflessi delle ultime crisi e la questione iraniana che resta un tasto dolente – e gli altri teatri di guerra ancora aperti, dall’Ucraina al Sahel, dove Parigi ha dovuto ridimensionare la propria presenza. Non mancherà un passaggio sul multilateralismo, concetto che papa Leone XIV ha più volte richiamato nei suoi discorsi pubblici come antidoto alle derive sovraniste. E, secondo fonti vaticane, non si esclude un confronto anche sui temi legati al fine vita, terreno sul quale la Francia ha recentemente avviato un dibattito legislativo molto acceso mentre la Chiesa cattolica mantiene una posizione tradizionalmente rigida.

La vigilia romana tra strette di mano, silenzi e un gesto di umanità

Macron è arrivato a Roma con la moglie Brigitte, e la vigilia dell’incontro è stata costellata da piccoli episodi che raccontano un presidente abituato a mescolare protocollo e improvvisazione. Ieri sera, dopo una cena al ristorante Bolognese nel centro storico, una passeggiata si è trasformata in un gesto inaspettato: il soccorso a un anziano accasciato su un gradino, senza clamore ma con l’attenzione dei fotografi che seguivano il couple. Questa mattina, invece, una corsetta tra le vie di Prati, nei pressi dell’hotel dove alloggiava, prima di lasciare la hall del Nh senza rispondere ad alcuna domanda dei cronisti. Nessuna parola, nemmeno sul cessate il fuoco in Iran – tema scottante che molti gli avevano chiesto di affrontare – solo qualche stretta di mano, un occhiolino a un passante, due scatti fotografici e poi subito in auto.

Un silenzio carico di significati

Il presidente francese ha scelto dunque il riserbo più totale sulla cronaca internazionale, limitandosi a frasi di circostanza e a una cortesia veloce. Eppure, proprio quel silenzio – mentre il corteo attraversava via della Conciliazione – ha finito per parlare più di tante dichiarazioni. Perché l’udienza con papa Leone XIV arriva in un momento delicato per la diplomazia francese, stretta tra la necessità di mostrare fermezza sui fronti caldi e quella di non inimicarsi le ali più progressiste del proprio elettorato, sensibili alle aperture vaticane sui temi etici. La scelta di non rispondere ai cronisti, di non concedere nemmeno un accenno sul cessate il fuoco, è stata letta negli ambienti romani come un modo per non anticipare – né smentire – ciò che verrà detto a porte chiuse. Del resto, tra un papa che non ama i proclami e un presidente che conosce il valore delle immagini, il messaggio più forte resta spesso quello che non viene scritto.

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