Bagnaia e la lezione di Motegi: “Non riesco a fare quello che fanno i piloti più veloci”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il fine settimana di Motegi lascia a Francesco Bagnaia più di una semplice delusione. Il pilota della Ducati ha chiuso il Gran Premio del Giappone in ottava posizione, al termine di una gara disputata in rimonta dopo le difficoltà delle qualifiche, dove non era riuscito ad accedere alla Q2 ed era stato costretto a partire dalla tredicesima casella in griglia. Una domenica complicata, nella quale il piemontese ha dovuto fare i conti con una moto che non gli permetteva di esprimere il proprio potenziale, come ammesso dallo stesso interessato al termine della corsa.

«Tanta difficoltà, abbiamo provato a fare il massimo», ha dichiarato Bagnaia ai microfoni di Sky Sport, spiegando che il risultato finale è stato in parte favorito dalle cadute e dalle penalità che hanno coinvolto diversi avversari.

Il problema del grip e la fatica in staccata

La radice delle difficoltà incontrate sul tracciato giapponese risiede, secondo il pilota, in una cronica mancanza di aderenza al posteriore che lo accompagna ormai da diverse gare. «Quando arrivo in staccata la moto non decelera e quando entro in curva non sono nella posizione giusta», ha spiegato Bagnaia, descrivendo una condizione di guida al limite. Il tre volte campione del mondo ha raccontato di essere costretto a frenare in modo particolarmente aggressivo, quasi a dover tenere la moto in impennata, per riuscire a rallentare la Desmosedici.

Una situazione che, se da un lato gli consente di recuperare terreno in alcuni frangenti, dall’altro lo espone a un rischio maggiore di perdere il controllo della moto. «Più stacco piano e meno decelera, è come se dovessi staccare sempre in stoppie», ha aggiunto, sottolineando come questa tecnica non sia sostenibile per l’intera durata di una gara. Il riferimento è alle differenze di rendimento che emergono dai dati della telemetria, dove il divario rispetto ai piloti più veloci appare evidente e difficilmente colmabile con il solo lavoro di setup.

La gomma dura e l’errore di valutazione collettivo

Uno dei temi centrali del weekend giapponese è stata la gestione degli pneumatici, con la specifica dura posteriore che, inizialmente snobbata da tutti i piloti, si è rivelata alla fine la scelta più performante per la gara lunga. Bagnaia non ha cercato alibi, attribuendo la responsabilità della mancata prova nei giorni precedenti proprio ai piloti. «Siamo stati tutti molto prevenuti, perché è la Z e di solito dà meno grip», ha affermato, ricordando un precedente in Malesia in cui quella mescola aveva offerto prestazioni deludenti.

La gomma era stata portata dalla Michelin come soluzione di riserva, vista la presenza di un nuovo asfalto sul quale non esistevano dati precedenti, e nessuno aveva avuto il coraggio di testarla durante le prove. «Non abbiamo considerato che l’asfalto era nuovo e che la mescola della dura era quella della soft», ha proseguito Bagnaia, definendo quello commesso un errore collettivo da parte dei piloti.

La svolta è arrivata al termine della Sprint, quando il pilota Ducati ha personalmente sollecitato un warm-up prolungato per poter provare la copertura. «Finita la gara è arrivato l’uomo Michelin nel box e gli ho detto che bisognava fare venti minuti di warm-up perché dovevamo provare la dura», ha raccontato. Nonostante le perplessità iniziali, la prova si è rivelata decisiva: la gomma dura ha offerto un rendimento superiore rispetto alle altre due opzioni disponibili, tanto da convincere l’intero schieramento a schierarla per il Gran Premio.

«Penso che fossi l’unico in Ducati che spingeva per correre con la dura», ha aggiunto Bagnaia, rivendicando la bontà della propria intuizione.

La classifica e lo sguardo alla lotta per il titolo

La gara di Motegi ha visto il dominio di Marc Marquez, compagno di squadra di Bagnaia, che ha preceduto al traguardo Jorge Martin e Marco Bezzecchi. Con questo risultato, Marquez ha ridotto ulteriormente il proprio distacco in classifica dal leader del Mondiale, portandosi a soli sette punti di ritardo. Bagnaia, dal canto suo, ha chiuso con un ritardo di oltre venti secondi dal vincitore, un divario che fotografa impietosamente la distanza competitiva attuale.

Nonostante le difficoltà, il pilota torinese ha voluto riconoscere il lavoro svolto dalla propria squadra, capace di intervenire sulle tarature elettroniche e sul setup senza però riuscire a colmare il gap di prestazione. «Vediamo una mancanza di velocità in generale nei dati di telemetria e quello ci limita tanto», ha concluso, tracciando un quadro tecnico che richiederà analisi approfondite nelle prossime settimane.

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