Bagnaia in crisi a Motegi: “Non riesco a fare ciò che fanno i più veloci”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Francesco Bagnaia chiude il Gran Premio del Giappone con un’ammissione pesante: analizzando i dati della Ducati, dice di non riuscire a fare ciò che riescono a fare i piloti più veloci. L’ottavo posto nella gara di Motegi completa un fine settimana cominciato male e proseguito tra difficoltà di guida e problemi agli pneumatici. Il pilota italiano, però, non attribuisce tutto alla Michelin: nella sua analisi entra anche una scelta sbagliata compiuta durante le prove, quando la gomma posteriore dura con carcassa rinforzata era stata considerata soprattutto una soluzione di riserva e non era stata valutata abbastanza.

Da tredicesimo all’ottavo posto, ma sfruttando anche gli errori altrui

Il risultato della domenica fotografa solo in parte le difficoltà incontrate sulla pista giapponese. Il torinese non era riuscito ad accedere direttamente alla Q2 ed era scattato dalla tredicesima posizione; nella gara lunga ha recuperato fino all’ottavo posto, beneficiando anche delle cadute e delle penalità che hanno coinvolto alcuni avversari. A Sky Sport ha spiegato di avere provato durante la corsa diverse soluzioni di guida, cercando maggiore continuità e tentando fino alla fine di tenere alle proprie spalle Aldeguer. Il limite, secondo la sua lettura, emerge soprattutto dalla telemetria: la differenza rispetto a chi riesce a sfruttare meglio la moto è evidente e non viene ricondotta a una carenza di impegno o di velocità pura.

Una delle sensazioni più problematiche riguarda la frenata. Pecco ha descritto una situazione nella quale sembra di dover staccare continuamente quasi “in stoppie”, un comportamento che rende particolarmente faticoso controllare la moto nelle fasi più delicate dell’ingresso in curva. Il confronto con il passato rende il fine settimana ancora più significativo: sullo stesso circuito nel 2025 aveva conquistato la pole position e dominato sia la Sprint sia la gara della domenica. Questa volta il nuovo asfalto, dal quale alla vigilia si aspettava un possibile aiuto proprio sul fronte del grip, non ha prodotto il salto di competitività sperato.

La soft distrutta nella Sprint e la decisione di Michelin

Il momento più evidente della crisi era arrivato sabato. La gomma posteriore morbida aveva subito un degrado impressionante, accompagnato da forti vibrazioni, fino a costringerlo al ritiro. Il problema non aveva riguardato soltanto la sua Ducati: durante la gara breve erano emersi fenomeni di blistering e deterioramento anche su altre moto, sebbene con intensità differenti. Piero Taramasso aveva collegato la situazione alla combinazione tra asfalto nuovo ad alto grip, temperatura della pista vicina ai 40 gradi e ritmo particolarmente elevato: la Sprint era stata disputata circa nove secondi più velocemente rispetto all’edizione precedente.

Dopo quanto accaduto, Michelin ha ritirato la soft posteriore per la corsa della domenica. La media è rimasta tra le opzioni disponibili, mentre la dura con struttura rinforzata è stata indicata come soluzione consigliata per sostenere un passo elevato sulla distanza. Proprio quella copertura ha cambiato le sensazioni del numero 63. Dopo averla provata nel warm-up, il pilota ha giudicato positivamente il suo comportamento, riconoscendo che non averla testata già venerdì era stato un errore: l’allocazione iniziale l’aveva fatta apparire come un semplice back-up destinato alle condizioni più severe.

“Abbiamo sbagliato noi”: l’autocritica sulla gomma dura

Su questo punto l’analisi non si trasforma in un’accusa contro il fornitore unico. Il ducatista ha attribuito ai piloti la responsabilità di non avere esplorato prima quella strada, osservando che una situazione simile si era già verificata in passato, con la mescola più dura capace di offrire prestazioni migliori delle alternative apparentemente più competitive. Se qualcuno l’avesse utilizzata nelle prove iniziali, ha spiegato, il suo potenziale sarebbe probabilmente diventato evidente molto prima e avrebbe orientato diversamente le scelte tecniche del paddock.

La svolta era stata preparata già dopo il ritiro del sabato. Nel box il piemontese aveva chiesto che fosse possibile disporre di un warm-up più lungo per verificare la copertura dura e ha raccontato di essere stato, insieme alla propria squadra, tra quelli che spingevano maggiormente per effettuare quel test. La sessione della domenica mattina gli ha consentito di provarla prima della gara e di trovare un comportamento migliore rispetto a quello sperimentato con le altre soluzioni. Yamaha, attraverso Jack Miller, aveva a sua volta sostenuto la richiesta di portare il warm-up a venti minuti per permettere ai piloti di conoscere una gomma utilizzata pochissimo nei turni precedenti.

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