Svapare fa male più che fumare? Il punto della scienza tra rischi reali e falsi miti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il dibattito pubblico, ormai da anni, è polarizzato attorno a una domanda solo apparentemente semplice: l’uso della sigaretta elettronica, lo svapo, è da considerarsi un male minore rispetto alla combustione del tabacco o, al contrario, nasconde insidie tali da eguagliare o addirittura superare i pericoli delle tradizionali “bionde”? Se l’industria e il marketing hanno a lungo cavalcato l’onda di una presunta innocuità, la comunità scientifica internazionale, pur procedendo con la cautela imposta dalla relativamente recente diffusione di questi dispositivi, comincia a delineare un quadro complesso e per molti versi preoccupante, che sfuma i confini di una gerarchia netta di pericolosità.

Oltre il vapore: la chimica complessa dell’aerosol

L’equivoco di fondo, spesso alimentato da una comunicazione superficiale, risiede nella natura stessa del fumo prodotto. Quello che si inala non è vapore acqueo, ma un aerosol chimico complesso. Rispetto alle 7.000 sostanze liberate dalla combustione di una sigaretta, di cui almeno 70 cancerogene certe, la miscela della e-cig è quantitativamente più povera, ma non per questo priva di elementi tossici. Il liquido, composto da glicole propilenico e glicerina vegetale, nicotina e aromi, una volta riscaldato dalla resistenza del dispositivo genera composti nuovi. Studi accurati, come uno del 2014 più volte citato in letteratura, hanno rilevato nell’aerosol tracce di 107 sostanze potenzialmente cancerogene, tra cui formaldeide, acetaldeide e metalli pesanti come cromo e nichel, che derivano dall'usura delle serpentine. È vero, la riduzione dei prodotti della combustione può arrivare fino al 95%, ma ciò non equivale a un prodotto sicuro, bensì a un prodotto a rischio ridotto, una distinzione sottile ma sostanziale che troppo spesso sfugge ai consumatori.

L’impatto sulla salute orale e respiratoria: danni diretti e infiammazione cronica

Uno dei terreni su cui la ricerca ha fornito evidenze più solide è quello della salute orale. I medici dentisti mettono in guardia da tempo: la sigaretta elettronica è una minaccia concreta per denti e gengive. Non si tratta solo della nicotina, ma dell'effetto combinato delle sostanze inalate. Secondo i dottori Gianluca Santoni e Andrea Ormellese del Centro Medico Brianza di Cornate d'Adda, e come confermato da studi canadesi che hanno passato in rassegna 1.659 ricerche, lo svapo favorisce l'insorgenza e l'aggravamento della parodontite, la malattia dei tessuti di sostegno del dente, portando a perdita di osso gengivale, recessioni e, nel lungo termine, alla possibile mobilità e perdita dei denti stessi. Le mucose orali subiscono un insulto chimico che può sfociare in lesioni precancerose, a dimostrazione che il danno non si limita all'apparato respiratorio.

Scendendo più in profondità, nei bronchi e nei polmoni, l’effetto infiammatorio è la chiave di volta del danno. L’inalazione cronica di particelle ultrafini e metalli non solo aggrava patologie preesistenti come l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva, ma sembra giocare un ruolo chiave nell’aumento della numerosità e gravità degli eventi asmatici, anche in giovani non precedentemente fumatori -1-5. Un allarme recente, rilanciato da Matteo Bassetti, infettivologo dell’Ospedale San Martino di Genova, riguarda la cosiddetta “bronchiolite obliterante”, meglio nota come “polmone a popcorn” -3-10. Questa patologia, un tempo considerata una malattia professionale degli operai delle fabbioriche di popcorn a causa dell'inalazione di diacetile (l'aroma che conferisce il sapore di burro), sta oggi emergendo tra i giovani svapatori. Il diacetile e i suoi sostituti, come l’acetoina, presenti in molti liquidi aromatizzati, se riscaldati e inalati, innescano una reazione infiammatoria che cicatrizza i bronchioli, le vie aeree più piccole, restringendole in modo permanente e compromettendo irreversibilmente la capacità respiratoria -10.

Il paradosso del “dual use” e l’illusione di smettere

Uno dei nodi più controversi riguarda l'efficacia della sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare. Se alcuni trial clinici randomizzati mostrano una certa efficacia in contesti controllati e con fumatori fortemente motivati, i dati provenienti dalla “vita reale” dipingono un panorama diverso. Il rischio concreto è quello del “dual use”, l’uso combinato cioè di sigarette tradizionali ed e-cig. In Italia, si stima che circa l'80% di chi utilizza sigarette elettroniche faccia anche uso di quelle tradizionali, un dato allarmante perché, lungi dal ridurre il danno, lo moltiplica. Uno studio caso-controllo del 2024 ha evidenziato come i fumatori duali abbiano un rischio di ammalarsi di cancro ai polmoni quattro volte superiore rispetto a chi fuma esclusivamente sigarette combuste. L’ipotesi è che all’effetto cancerogeno del fumo tradizionale si sommi l’effetto pro-infiammatorio e tossico del vaping, creando una tempesta perfetta per l’organismo. Inoltre, l'uso della e-cig tra gli ex fumatori sembra aumentare di quattro volte la probabilità di ricadere nel vizio del tabacco, mantenendo viva la dipendenza dalla nicotina e l'abitudine gestuale del fumo.

L’esposizione passiva e il fascino pericoloso sui giovanissimi

Il rischio non si ferma a chi svapa attivamente. Respirare il vapore “passivo” che ristagna negli ambienti chiusi non è affatto innocuo. Uno studio dell’Università della California ha dimostrato che l’aerosol delle e-cig, “invecchiando” e reagendo con l’ozono presente nell’aria, si trasforma in un cocktail di particelle metalliche ultrasottili e composti reattivi, capaci di generare radicali liberi dannosi una volta a contatto con i polmoni di chi respira quell’aria. Una ricerca italiana condotta su bambini e adolescenti ha inoltre dimostrato che l’esposizione passiva al fumo di tabacco riscaldato provoca lo stesso stress ossidativo e la stessa alterazione della funzione endoteliale del fumo passivo tradizionale, tradendosi in un fattore di rischio cardiovascolare concreto per i più piccoli.

A preoccupare maggiormente i clinici, però, è la diffusione dello svapo tra le nuove generazioni. Le sigarette elettroniche, con il loro design accattivante e la miriade di aromi fruttati e dolciari, non sono più percepite come un potenziale strumento di cessazione, ma come accessori di tendenza, un vero e proprio fenomeno sociale che funge da porta d’ingresso alla nicotina -1. Il cervello adolescente è particolarmente vulnerabile alla sostanza, che può alterare i circuiti della memoria, dell'attenzione e del controllo degli impulsi. Si parla di “effetto ponte”, perché iniziare con lo svapo per gioco, specialmente con i sali di nicotina delle “puff” che non irritano la gola e permettono inalazioni profonde, aumenta esponenzialmente il rischio di passare successivamente alla sigaretta tradizionale -3-6. L’esposizione precoce e cumulativa a questi aerosol fa temere ai ricercatori un’impennata di patologie respiratorie e oncologiche nei prossimi decenni, quando i giovani di oggi raggiungeranno l’età in cui questi danni si manifestano clinicamente -3.

Description: Svapare fa male? La scienza analizza rischi e falsi miti delle sigarette elettroniche: dal “polmone a popcorn” ai pericoli per i giovani, passando per il fumo passivo.

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