Il polmone a popcorn e i giovani: la nuova emergenza legata allo svapo che preoccupa i medici
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Redazione Salute
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Negli ultimi anni l’epidemia del fumo ha cambiato completamente volto, rinvigorendosi attraverso strumenti che, paradossalmente, erano stati presentati come presidi per smettere. Sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e vaporizzatori di ogni genere hanno conquistato una fetta crescente di mercato, e il dato più allarmante, certificato da diverse società scientifiche e organizzazioni sanitarie, riguarda la loro diffusione tra i giovanissimi: secondo una lettera inviata al ministro della Salute Orazio Schillaci da pediatri e associazioni di pazienti, circa il 20% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni utilizza abitualmente la sigaretta elettronica, mentre il 14% fa uso di prodotti a tabacco riscaldato -7. Non si tratta più, come all’inizio, di strumenti pensati per la disassuefazione dal fumo, ma di veri e propri accessori di tendenza, percepiti come cool proprio grazie a un design moderno che li avvicina ai gadget tecnologici e a una gamma infinita di aromi fruttati, dolci o “ghiacciati” studiati per attrarre i più giovani -4-5.
Dagli Stati Uniti all’Italia, l’allarme degli specialisti per una moda pericolosa
Il problema, come sottolineato da una revisione della letteratura scientifica pubblicata su ‘Internal and Emergency Medicine’ da un panel di esperti della Società Italiana di Medicina Interna (Simi), è che questi dispositivi vengono percepiti dall’opinione pubblica, e soprattutto dagli adolescenti, come sostanzialmente innocui, quasi fossero semplici erogatori di vapore acqueo profumato -1-10. In realtà, l’aerosol che si inala contiene sostanze chimiche complesse: glicole propilenico, glicerina vegetale, nicotina e una serie di aromi artificiali che, una volta riscaldati, possono produrre composti dannosi come formaldeide, acetaldeide e acroleina -10. A questi si aggiungono talvolta metalli pesanti e altre sostanze tossiche, la cui inalazione cronica, avvertono i medici, non è priva di conseguenze. Paola Andreozzi, componente del Consiglio Direttivo Simi e primo autore della review, ha evidenziato come gli internisti si trovino sempre più spesso ad assistere pazienti con patologie correlate al fumo, e la preoccupazione è che queste nuove forme di assunzione di nicotina possano portare a un incremento di malattie respiratorie croniche come asma e BPCO, le prime a manifestarsi in seguito all’esposizione -1.
Che cos’è il ‘polmone a popcorn’ e perché il nome è legato allo svapo
Tra i rischi specifici associati allo svapo, uno dei più citati ma anche dei meno compresi è la cosiddetta bronchiolite obliterante, passata alla cronaca con il nome di “polmone a popcorn”. La denominazione, come spiegano i medici di National Jewish Health intervistati da Medscape, deriva da un focolaio della malattia scoperto oltre vent’anni fa tra i lavoratori di una fabbrica di popcorn per microonde nello stato del Missouri -6. Quegli addetti inalavano grandi quantità di diacetile, una sostanza chimica utilizzata per conferire il sapore di burro ai popcorn, e svilupparono una forma grave e irreversibile di ostruzione delle più piccole vie aeree polmonari, i bronchioli -6-8. Il diacetile, come altri composti chimici utilizzati negli aromi, è stato successivamente rinvenuto anche in molti liquidi per sigarette elettroniche, specialmente quelli con sentori dolci o burrosi. Sebbene i volumi inalati dai vaper siano inferiori rispetto a quelli degli operai esposti professionalmente, il timore degli pneumologi è che l’inalazione cronica e continuativa di queste sostanze possa causare, in soggetti predisposti o con esposizioni massicce, lo stesso tipo di danno polmonare.
Un caso concreto e i meccanismi di una patologia irreversibile
Che il pericolo non sia solo teorico lo dimostra un caso clinico pubblicato sul Canadian Medical Association Journal e ripreso da Reuters Health, relativo a un ragazzo di 17 anni canadese che ha sviluppato una forma grave di bronchiolite proprio a seguito dell’uso di sigarette elettroniche contenenti aromi -8. Il giovane, dopo essersi presentato al pronto soccorso con una forte tosse che non rispondeva alle terapie, è peggiorato al punto da richiedere la ventilazione meccanica e il trasferimento in un centro trapianti, dove solo l’uso di steroidi ad alte dosi è riuscito a ridurre l’infiammazione, lasciandogli comunque postumi respiratori permanenti. La bronchiolite obliterante è infatti una patologia che non ha una cura risolutiva: come spiega Amy Hajari Case, chief medical officer della Pulmonary Fibrosis Foundation, l’infiammazione cronica porta alla formazione di tessuto cicatriziale che oblitera i bronchioli, e una volta che il danno è fatto, i polmoni non riescono a ripararsi -6. Le opzioni terapeutiche, chiarisce il dottor Shawn George, si limitano a gestire i sintomi con broncodilatatori, corticosteroidi e ossigenoterapia, ma la qualità di vita dei pazienti ne risulta inevitabilmente compromessa -6-2. I medici, in casi del genere, si trovano di fronte a una sfida diagnostica complessa, poiché i sintomi – tosse secca, respiro corto e affaticamento – sono aspecifici e possono essere scambiati per asma o altre patologie ostruttive, ritardando l’identificazione della causa scatenante -2-6.




