Nuova cura per il tumore al polmone avanzato con mutazione Egfr, via libera in Italia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Ogni giorno, nel nostro paese, circa 115 persone ricevono una diagnosi di tumore ai polmoni: un dato che, proiettato sull’intero 2025, ha portato a quasi 45mila nuovi casi. Resta una neoplasia ostica, difficile da affrontare, soprattutto perché più del 70% dei malati scopre di averla quando ormai la malattia si trova in stadio avanzato, riducendo di molto le possibilità di guarigione. Eppure, proprio per questi pazienti – quelli cioè con una mutazione specifica dell’Egf receptor (Egfr) – arriva una notizia rilevante: una nuova cura è da oggi disponibile anche in Italia.

L’immunoterapia prima del bisturi cambia l’ordine delle terapie

A Roma, durante il 5th International Summit on Lung Cancer organizzato dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE), i massimi esperti internazionali hanno messo a fuoco un cambio di paradigma. Non più il bisturi come primo atto, ma terapie sistemiche anticipate. L’immunoterapia somministrata prima dell’intervento chirurgico, spiegano i dati emersi dal confronto tra specialisti, è in grado di ridurre il rischio di recidiva di circa il 30-40%. E c’è di più: la probabilità di risposta completa – vale a dire la scomparsa radiologica del tumore – schizza da un misero 2% a oltre il 20%. Un balzo notevole, che raddoppia di fatto le speranze concrete per chi affronta questa diagnosi.

Uno studio italiano sull’NSCLC metastatico con mutazione Egfr

Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), che è la forma più frequente, la ricerca sta facendo passi da gigante anche per i malati in fase metastatica. Uno studio randomizzato di fase III, presentato durante il summit romano, ha valutato l’effetto della radioterapia ad alte dosi diretta sul tumore primario in aggiunta alla terapia farmacologica standard per i pazienti con mutazione di Egfr. I risultati parlano chiaro: la sopravvivenza globale mediana è salita a 34,4 mesi, contro i 26,2 mesi di chi ha ricevuto solo i farmaci. Tradotto in numeri, si tratta di una riduzione del rischio di morte pari al 38%. Una differenza che, nel concreto, trasforma la radioterapia ad alte dosi da semplice palliazione a opzione potenzialmente curativa.

Un quadro in evoluzione per quasi 45mila nuovi casi l’anno

Le cifre restano pesanti: quasi 45mila nuove diagnosi nel 2025, con la maggior parte dei pazienti che scopre la malattia in ritardo. Tuttavia, la disponibilità di queste strategie terapeutiche innovative – dall’immunoterapia neoadiuvante alla radioterzia ablativa sui pazienti metastatici – sta modificando la prognosi di chi, fino a pochi anni fa, aveva opzioni molto limitate. L’Italia, attraverso centri come l’IRE di Roma, si allinea così a un percorso di cura più aggressivo e anticipatorio, senza aspettare che il bisturi risolva da solo una patologia ormai considerata sistemica fin dalle fasi iniziali in molti sottotipi genetici.

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