Il memoir di Charles Spencer su Diana riapre la frattura con Buckingham Palace
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Redazione Cultura e Spettacolo
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LONDRA — A quasi trent'anni dalla morte di Diana, il racconto del fratello minore della principessa riaccende una frattura mai davvero ricomposta. Charles Spencer, conte e fratello di Lady D, ha pubblicato un memoir intitolato "Il Canto del Cigno - Diana, mia sorella", anticipato a stralci dal Daily Mail prima dell'arrivo in libreria, che sta provocando una reazione inusualmente dura da parte di Buckingham Palace.
Al centro della controversia c'è una telefonata che l'allora principe Carlo avrebbe avuto con Spencer nei giorni successivi all'incidente di Parigi del 1997, quando Diana perse la vita a 36 anni.
Secondo la ricostruzione di Spencer, durante una conversazione tesa sull'organizzazione del funerale e sulla partecipazione dei principi William e Harry al corteo, Carlo avrebbe pronunciato parole di gelido distacco: «La dimenticheremo abbastanza presto». In un'intervista esclusiva alla Bbc con Laura Kuenssberg, il conte ha ribadito la sua versione con fermezza: «Posso dirvelo qui e ora, sono esattamente le parole che disse». Ha aggiunto di essere rimasto incredulo al punto da riattaccare il telefono in faccia all'interlocutore.
Buckingham Palace, per prassi restio a commentare i libri, ha rotto il silenzio con una nota che non smentisce nel merito il colloquio, ma mette in dubbio l'attendibilità del ricordo: «Sua Maestà è consapevole che il dolore per la perdita di una sorella può offuscare la ragione, influenzare il giudizio e alterare i ricordi in modi che altri non colgono, anche a distanza di molti anni». Spencer ha replicato sostenendo di aver raccontato l'episodio a familiari e amici subito dopo la telefonata, definendolo una cosa «talmente mostruosa» da non poter essere dimenticata.
Il memoir non si limita alla telefonata del 1997. Tra le pagine riemerge un retroscena risalente agli anni Novanta, quando Diana confidò al fratello di voler porre fine al matrimonio. Secondo il racconto di Spencer, alla sua obiezione che i Windsor non le avrebbero mai perdonato quella decisione, la principessa avrebbe risposto: «Ma, Carlos, mio marito è innamorato del suo valletto». Il conte precisa però di non aver mai chiesto il nome dell'uomo né le ragioni di quel sospetto, lasciando intendere che Diana potesse aver dato credito a una voce durante uno sfogo personale.
Il gossip era già circolato all'epoca, associato al rapporto stretto tra Carlo e Michael Fawcett, per anni suo assistente personale, ma non è mai stato suffragato da prove concrete. Spencer non risparmia nemmeno la regina Elisabetta II, che secondo il suo racconto avrebbe offerto «drammaticamente» di restituire a Diana, in forma postuma, il titolo di Sua Altezza Reale revocatole dopo il divorzio, un gesto che i tabloid britannici hanno letto come tardivo e plateale.
Un altro capitolo del libro riguarda il principe Harry, che aveva dodici anni quando perse la madre. Spencer sostiene che il nipote non abbia ricevuto un sostegno adeguato dalla famiglia reale nei giorni successivi ai funerali: «Aveva bisogno degli abbracci di Diana e ne sarebbe stato per sempre privato», scrive, descrivendolo come «solo nella sua disperazione e nel suo tormento».
Il conte aggiunge che «una mano più premurosa» avrebbe forse potuto aiutarlo ad affrontare gli anni della crescita, un riferimento alle difficoltà che hanno segnato il percorso di Harry fino allo strappo dalla famiglia reale e al trasferimento negli Stati Uniti nel 2020. Nel memoir Spencer racconta anche che Diana, negli ultimi anni della sua vita, si recò più volte in auto alle scogliere di Beachy Head pensando di farla finita, e che fu fermata solo dall'amore per i figli.
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