Charles Spencer contro Re Carlo: «Era euforico come chi vince alla lotteria quando Diana morì»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A pochi giorni dall’uscita di «Swan Song: Diana, My Sister», il memoir di Charles Spencer dedicato alla sorella Lady Diana, continuano a rimbalzare le accuse contro Re Carlo III. Il conte, fratello della principessa scomparsa nel 1997, ha anticipato alcuni contenuti del libro sulle colonne del Daily Mail e ha poi concesso un’intervista alla Bbc nella sua tenuta di Althorp. Le rivelazioni riguardano sia il periodo precedente al divorzio tra Diana e l’allora principe del Galles, sia i giorni immediatamente successivi alla tragedia di Parigi.
Il volume arriva in libreria il 22 settembre, pubblicato nel Regno Unito da Penguin Michael Joseph e in Italia da Mondadori con il titolo «Canto del cigno, Diana, mia sorella».
La confessione su un pranzo a San Lorenzo
Secondo quanto riportato nel libro, Diana avrebbe confidato al fratello le ragioni profonde della fine del matrimonio durante un pranzo in un ristorante londinese. «Carlos, sto per divorziare», avrebbe detto la principessa, per poi aggiungere una frase che, scrive Spencer, lo lasciò di stucco: «Ma, Carlos, mio marito è innamorato del suo valletto». Il memoir non identifica il collaboratore in questione. La ricostruzione riporta alla luce vecchie voci risalenti agli anni Novanta, già respinte da Clarence House nel 2003 come «prive di qualsiasi fondamento».
La telefonata dopo la morte di Diana
Un altro passaggio contestato riguarda la reazione di Re Carlo alla notizia della morte di Diana. Spencer sostiene che l’allora erede al trono, raggiunto al telefono, sia sembrato «euforico come chi ha vinto alla lotteria», e che gli abbia detto di stare tranquillo perché «ce ne saremmo dimenticati presto». Nel memoir si legge anche che, durante una discussione sulle esequie, Carlo avrebbe pronunciato la frase «stai certo che la dimenticheremo abbastanza presto».
Buckingham Palace ha replicato con una nota ufficiale: «Sua Maestà è consapevole che il dolore di un fratello può offuscare la ragione, il giudizio e dare sfumature ai ricordi che altri non riconoscono, anche molti anni dopo quella perdita». La precisazione è stata accompagnata dalla tradizionale linea dei Windsor: «Non rispondiamo ai libri, come principio».
La questione della processione funebre
Nel memoir Spencer contesta anche l’organizzazione del funerale, in particolare la decisione di far camminare i giovani principi William e Harry, all’epoca quindicenne e dodicenne, dietro il feretro della madre. Il conte sostiene che Diana non avrebbe voluto che i figli fossero sottoposti a quel calvario pubblico. La disputa su questo punto, secondo la ricostruzione del libro, sarebbe stata all’origine della telefonata incriminata con l’allora principe Carlo.
Il contesto del memoir e le reazioni
Il volume, di 367 pagine, non si esaurisce nelle accuse alla famiglia reale. Spencer ripercorre l’infanzia a Park House, il difficile rapporto con i genitori, il divorzio e la personalità di Diana, descritta come una donna dal carattere unico, piena di carisma e insicurezze. Il libro affronta anche il ruolo del giornalista Martin Bashir, che il conte definisce il vero «cattivo» della vicenda per aver manipolato la sorella in un momento di fragilità.
Alcune copie del memoir sono state rubate da un furgone nei Paesi Bassi prima dell’uscita ufficiale, episodio su cui indaga la polizia olandese.
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