Diana e Charles Spencer, il memoir del fratello racconta un legame intimo tra silenzi e rimpianti
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Redazione Sport
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C'è una scena, nel memoir di Charles Spencer, che forse spiega meglio di ogni altra il senso del libro. Sull'aereo che lo riporta a Londra dopo la morte di Diana, il conte piange al buio. Non pensa alla principessa del Galles, alla donna che per anni aveva occupato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Pensa alla bambina con cui era cresciuto, alla sorella che gli rimboccava le coperte e gli rifaceva il letto. «Mi resi conto che non avrei mai più rivisto la sola persona con cui avevo condiviso l'infanzia», scrive in Canto del cigno.
Diana, mia sorella, il volume uscito in Italia per Mondadori e già al centro di un duro scontro con Buckingham Palace.
Un'infanzia condivisa nella nursery di Park House
Per gran parte della loro infanzia, Charles e Diana furono davvero «solo noi due». Le sorelle maggiori, Sarah e Jane, erano già in collegio quando lui era molto piccolo; a casa, per le tate, i due più giovani erano un'unità inscindibile. Dormivano nella zona della casa riservata ai bambini e al personale, facevano colazione insieme, andavano a salutare il padre prima di uscire per la scuola. Diana rifaceva con precisione il proprio letto e poi aiutava il fratello a sistemare il suo.
Charles ricorda il primo giorno di scuola: aveva quattro anni e Diana, già allieva della Silfield, era talmente preoccupata per lui da non riuscire a concentrarsi durante la lezione. La direttrice le permise di andare a controllare come stesse. Entrò nella classe, lo osservò da lontano e tornò al proprio posto rassicurata: «Va tutto bene!».
Le fratture: il divorzio dei genitori e l'arrivo di Raine
Quell'equilibrio si spezzò con la separazione di John e Frances Spencer. Diana conserva un ricordo preciso del giorno in cui la madre, mentre raccoglieva le proprie cose per lasciare Park House, le assicurò che sarebbe tornata presto. La bambina prese la promessa alla lettera e passò del tempo seduta sui gradini all'ingresso ad aspettarla. Il ritorno, scrive il fratello, non avvenne mai. Il divorzio affidò i figli al padre, e nell'estate del 1976 Diana scoprì da un giornale che John Spencer aveva sposato Raine, allora contessa di Dartmouth, senza informare i figli.
Aveva quindici anni e reagì dando uno schiaffo al genitore. Secondo Charles, è l'unica volta in cui la sorella arrivò a uno scontro fisico con uno dei due.
La Garden House e la rottura che Charles ancora rimpiange
Tra i passaggi più dolorosi del memoir c'è l'episodio della Garden House, la villa con tre camere da letto nel parco di Althorp che Diana voleva per sé e per i figli. Lo condusse lì durante una passeggiata e gli chiese se fosse possibile far trasferire l'inquilina. Charles, che aveva promesso alla madre di non accettare, cambiò idea e le disse di sì. Il progetto si complicò dopo un sopralluogo della polizia: la casa era troppo vicina alla strada e non aveva lo spazio necessario per gli agenti incaricati di proteggere William e Harry. Charles ritirò l'offerta, proponendo altre sistemazioni.
Diana non accettò il rifiuto. Durante una telefonata all'ufficio della tenuta, non riuscendo a parlare subito con il fratello, fece comunicare alla segretaria che a cercarlo era la «principessa del Galles». Spencer racconta di essersi sentito in imbarazzo. La vicenda provocò una grave rottura tra loro e, nel libro, ammette di rimpiangere di non aver trovato un modo per aiutarla di più.
La reazione del Palazzo e le accuse sui giorni del funerale
Il memoir ha innescato una reazione inconsueta da parte di Buckingham Palace, che ha rotto la tradizionale linea del silenzio. Un portavoce ha dichiarato che il sovrano è consapevole che «il dolore per la perdita di una sorella può offuscare la ragione, influenzare il giudizio e alterare i ricordi in modi che altri non colgono», anche a distanza di molti anni. Le accuse più discusse riguardano proprio i giorni successivi alla morte di Diana. Spencer sostiene che, durante una telefonata sui funerali, l'allora principe Carlo gli abbia detto: «Stai tranquillo, la dimenticheremo presto».
Riferisce inoltre che, in un altro colloquio, Carlo gli sarebbe apparso «euforico, come un vincitore della lotteria». Spencer ha ribadito la propria versione in un'intervista alla Bbc, affermando che quelle sono «esattamente le parole che pronunciò».
Le critiche e il paradosso di un libro sulle spoglie di Diana
Non sono mancate le voci critiche. Il giornalista e storico della royal family Vittorio Sabadin ha commentato con l'Adnkronos che nel volume ci sono «solo memorie, molti ricordi, ma nessuna novità» e «affermazioni non suffragate da prove, semplicemente legate al sentito dire». Sabadin ha anche osservato che «la tenuta di famiglia di Althorp nella campagna inglese del Northamptonshire non gode di ottima salute», lasciando intendere che il libro possa rispondere anche a esigenze economiche.
Su un altro versante, il Guardian ha definito Swan Song «un assoluto capolavoro di risentimento», un «furente esercizio di regolamento di conti» in cui l'autore mette al centro più sé stesso e i propri torti che non la sorella scomparsa.
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