Diana, il fratello Charles Spencer accusa re Carlo: «Euforico dopo la sua morte, sembrava avesse vinto alla lotteria»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A quasi trent'anni dalla scomparsa di Diana, la pubblicazione del memoir firmato da suo fratello minore riapre una frattura che la monarchia britannica aveva tentato di ricomporre con il tempo e con il silenzio. Charles Spencer, nono conte Spencer, ha raccolto i suoi ricordi in Swan Song: Diana, My Sister, in uscita il 22 settembre per Penguin, e le anticipazioni diffuse dal Daily Mail hanno provocato una reazione rara da parte di Buckingham Palace, che per principio non commenta i libri.
Il nucleo delle accuse riguarda una conversazione telefonica avvenuta poche ore dopo l'incidente nel tunnel del Pont de l'Alma, la notte tra il 30 e il 31 agosto 1997. Spencer racconta di essere stato svegliato in Sudafrica, dove viveva, da una telefonata della sorella Jane, e di aver poi ricevuto numerose chiamate da amici e conoscenti sconvolti. Tra queste, quella dell'allora principe del Galles.
«A differenza degli altri che mi chiamavano, che erano sbalorditi, a malapena in grado di esprimere le loro condoglianze e offrire aiuto, lui sembrava euforico, come un vincitore della lotteria», scrive il conte. «Ricordo di aver pensato in quel momento». Nel testo Spencer aggiunge un'interpretazione personale di quel tono, ipotizzando che Carlo pensasse soprattutto a come la morte dell'ex moglie potesse liberarlo per sposare la donna che amava.
Un secondo fronte dello scontro riguarda l'organizzazione delle esequie di Stato. Spencer si oppose fermamente alla decisione di far camminare i principi William e Harry, all'epoca quindicenne e dodicenne, dietro il feretro della madre durante il corteo pubblico. «Non accadrà», avrebbe risposto a uno dei collaboratori della regina Elisabetta. Secondo la ricostruzione del memoir, poco dopo ricevette una telefonata furibonda dall'allora principe Carlo, che rivendicò il proprio diritto di decidere per i figli ricordando di aver camminato dietro la bara di Lord Mountbatten nel 1979.
Spencer replicò che all'epoca Carlo aveva trent'anni, non quindici. Al termine della conversazione, secondo il racconto, il principe avrebbe sibilato: «Stai pur certo, ce la dimenticheremo presto». Spencer scrive di aver riagganciato dopo aver detto: «Non posso credere che tu l'abbia appena detto».
La reazione del palazzo è arrivata mercoledì, quando le prime anticipazioni sono state pubblicate. Un portavoce ha dichiarato: «Pur non commentando i libri per principio, Sua Maestà è consapevole che il dolore del lutto fraterno può offuscare la ragione, influenzare il giudizio e alterare i ricordi in modi che altri non riescono a percepire, anche molti anni dopo una tale perdita». La formulazione, riferita al dolore di un fratello, è parsa a molti osservatori una risposta indiretta alle accuse del conte. I rappresentanti del principe Harry hanno fatto sapere di non voler commentare il volume.
Le accuse hanno diviso chi ha seguito da vicino le vicende della famiglia reale. Dickie Arbiter, già addetto stampa della regina Elisabetta II, ha definito «sciocchezze» le affermazioni sulle presunte parole di Carlo, sostenendo che l'allora principe era «devastato in quel momento» e che quel comportamento non rientrava nel suo carattere. La commentatrice reale Jennie Bond ha parlato di un «resoconto vendicativo», aggiungendo di non avere motivo di dubitare che quello sia il ricordo personale di Spencer, ma ricordando che di solito esistono due versioni di una conversazione.
Nel memoir trovano spazio anche altri passaggi, come la rivelazione secondo cui Diana, un mese prima delle nozze, avrebbe voluto annullare il matrimonio, e il racconto di come la principessa, negli ultimi anni, si fosse spinta più di una volta fino a Beachy Head, il punto più alto delle scogliere di gesso in Inghilterra, accarezzando l'idea di farla finita, fermata solo dall'amore per i figli.
A rendere ancora più insolita la vicenda editoriale, nei giorni scorsi è emerso che quattro copie dell'edizione olandese del libro sono state rubate da un camion in transito nei Paesi Bassi. Il mezzo trasportava migliaia di volumi dalla tipografia al magazzino dell'editore quando l'autista si è fermato per una sosta obbligatoria, addormentandosi in cabina. Al risveglio ha scoperto che il veicolo era stato forzato e che mancavano soltanto quattro copie del memoir. La polizia olandese sta indagando sull'accaduto.
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