Stellantis valuta un accordo più profondo con Leapmotor: piattaforme cinesi per Fiat, Opel e Peugeot

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel quadro di una riorganizzazione industriale che procede tra difficoltà finanziarie e aggiustamenti strategici, Stellantis NV starebbe considerando un'opzione destinata a ridefinire gli equilibri produttivi del gruppo: l'adozione su larga scala della tecnologia per veicoli elettrici sviluppata dal socio cinese Leapmotor, con l'obiettivo di sostenere – o forse rilanciare – la produzione dei marchi europei di volume, ovvero Fiat, Opel e Peugeot. A riportare l'indiscrezione, raccogliendo informazioni da fonti vicine alla trattativa, è stata l'agenzia Bloomberg, e la notizia, per quanto ancora in una fase che gli addetti ai lavori definiscono preliminare, ha già sollevato più di un interrogativo negli ambienti del settore -1-8.

Il riassetto della partnership e l’ipotesi di un utilizzo strutturale delle piattaforme cinesi

Le trattative in corso, secondo quanto si apprende, mirerebbero a espandere in modo sostanziale il perimetro di azione della joint venture Leapmotor International, la società nata nel maggio del 2024 e controllata al 51% dal gruppo franco-italiano, che già gestisce la distribuzione in Europa di modelli come il SUV C10 e la citycar T03 -1-6. L'idea, al vaglio dei vertici, sarebbe quella di consentire a Stellantis di attingere a piene mani dal portafoglio tecnologico del partner, integrando le architetture per i veicoli a batteria, i sistemi di propulsione e le piattaforme ingegneristiche di Leapmotor direttamente sotto il cofano – o meglio, sotto il pavimento – delle prossime generazioni di utilitarie e compatte dei marchi storici del gruppo. Una scelta, questa, che rappresenterebbe un'inversione di rotta non banale per un colosso occidentale, il quale si troverebbe di fatto a fare affidamento su un fornitore cinese per il cuore tecnologico della sua offerta a zero emissioni destinata al mercato interno -4-6.

La spinta principale verso questa direzione, va detto, è da ricercarsi nella necessità, sempre più pressante, di comprimere i costi di sviluppo e produzione in un momento in cui i conti del gruppo segnano il passo. I risultati relativi all'esercizio 2025 hanno infatti fotografato una situazione complessa, con perdite milionarie che hanno indotto la società a rivedere al ribasso gli investimenti e a ricalibrare l'approccio alla transizione energetica, come del resto ha avuto modo di spiegare l'amministratore delegato Antonio Filosa, sottolineando la volontà di offrire ai clienti una libertà di scelta più ampia possibile tra le diverse alimentazioni -4-6.

Il nodo normative e il precedente produttivo in Europa

Prima che un accordo di questa portata possa diventare operativo, è necessario sciogliere una serie di nodi, alcuni dei quali tutt'altro che semplici. Le discussioni, al momento, si concentrano sulla necessità di superare gli ostacoli legati alla protezione dei dati – aspetto delicato quando si ha a che fare con tecnologie sviluppate in Cina – e di interpretare correttamente le restrizioni introdotte dagli Stati Uniti, che a partire dal 2027 metteranno al bando l'importazione e la vendita di veicoli connessi che utilizzino componenti o software riconducibili a Pechino o a Mosca -1-4-6. Ciononostante, la sensazione è che le parti siano determinate a trovare una quadra, magari già entro la fine dell'anno, per dare concretezza a un progetto che andrebbe a incidere profondamente sulle strategie produttive del gruppo.

Nel frattempo, la collaborazione industriale tra i due soggetti ha già superato alcune importanti verifiche sul campo. Dopo un primo tentativo non andato a buon fine in Polonia, dove l'assemblaggio finale della T03 non era bastato a evitare i dazi doganali né a ottenere il bonus ecologico, Leapmotor si appresta a produrre in Europa in maniera più sostanziale -3. Il SUV compatto B10, svelato qualche mese fa, sarà il primo modello ad uscire dalle linee di assemblaggio dello stabilimento di Figueruelas, in Spagna, dove già nascono Peugeot 208, Opel Corsa e Lancia Ypsilon, e dove Stellantis sta investendo ingenti risorse in una gigafactory di batterie in joint venture con il colosso cinese CATL -3-4. Una mossa, questa, che se da un lato risponde alla logica di eludere le barriere tariffarie imposte dall'Unione Europea sui veicoli elettrici importati dalla Cina, dall'altro apre la strada a un'integrazione produttiva sempre più stretta.

Leapmotor B03X, il cavallo di Troia per il mercato di massa

A rafforzare l'ipotesi di un trasferimento tecnologico su ampia scala contribuisce, in queste settimane, la presentazione ufficiale di nuovi modelli destinati a diventare familiari anche sulle strade europee. Al Salone di Bruxelles, a gennaio, Leapmotor ha infatti portato in primo piano la B03X, una crossover compatta che nel mercato cinese è conosciuta con il nome di A10 e che rappresenta il primo frutto di una piattaforma globale pensata per conquistare il Vecchio Continente -2-9. Con i suoi 4,27 metri di lunghezza e un abitacolo che promette spazi generosi, questo SUV di segmento B si candida a diventare una delle proposte più interessanti per chi cerca un'elettrica accessibile, posizionandosi in diretta concorrenza con modelli come la Fiat 600e o la Ford Puma Gen-E -2-5.

Le caratteristiche tecniche, per quanto non ancora ufficializzate in via definitiva per l'Europa, parlano di una batteria chimica LFP (litio-ferro-fosfato) con capacità che dovrebbero oscillare tra i 40 e i 50 kWh, sufficienti per garantire un'autonomia che nel ciclo WLTP potrebbe attestarsi intorno ai 350-400 chilometri, un valore in linea con le concorrenti -2-7. Ma è sul prezzo che Leapmotor intende giocare la sua partita più importante: l'obiettivo dichiarato è quello di mantenere il listino al di sotto della soglia psicologica dei 25.000 euro, una cifra che renderebbe il modello elegibile per eventuali incentivi statali e che metterebbe in seria difficoltà la concorrenza europea, costretta a fare i conti con costi di produzione inevitabilmente più elevati -2-7.

L'arrivo di questo nuovo modello, la cui commercializzazione è attesa per l'autunno, conferma la determinazione del gruppo a sfruttare fino in fondo le sinergie con il partner asiatico, non limitandosi a importare e vendere le sue vetture, ma gettando le basi per un utilizzo ben più pervasivo delle sue soluzioni ingegneristiche. Che si tratti di componentistica, di piattaforme o di interi sistemi di propulsione, il rischio concreto – o l'opportunità, a seconda del punto di vista – è che le prossime Fiat, Opel e Peugeot elettriche debbano molto, forse tutto, alla tecnologia sviluppata a migliaia di chilometri di distanza.

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