Luciano Cannito e la fine con Rossella Brescia: «Sentivo che le stavo mancando di rispetto»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nel salotto di Verissimo, l’intervista rilasciata da Luciano Cannito a Silvia Toffanin ha riportato sotto i riflettori una delle storie d’amore più longeve del mondo dello spettacolo italiano, giunta al termine dopo quasi due decenni. Il coreografo e regista, che da tempo si manteneva lontano dalle telecamere, ha scelto la confessione pubblica per ripercorrere non solo la sua carriera prestigiosa, legata indissolubilmente al mondo della danza, ma anche i momenti più intimi della sua vita privata. Al centro del racconto, inevitabilmente, la figura di Rossella Brescia, la ballerina e speaker con la quale ha condiviso diciotto anni di progetti personali e professionali, un legame che lui stesso definisce ancora oggi come uno degli affetti più importanti della sua esistenza. La separazione, che risale al 2024, viene riletta oggi da Cannito con una lucidità che non esclude il tormento interiore, un’analisi profonda di ciò che accade quando un amore si trasforma senza per questo smettere di esistere.

La decisione di chiudere, il rispetto come priorità

Il nocciolo della questione, per come è stato esposto da Cannito davanti alle telecamere, risiede in una sensazione crescente e ineludibile: quella di non riuscire più a vivere il rapporto con la pienezza di un tempo, scivolando in una dinamica che rischiava di diventare irrispettosa nei confronti della sua compagna. Lui, che quella relazione l’ha interrotta, confessa di essere passato «attraverso fiumi di lacrime», descrivendo un dolore paragonabile a quello di un animale ferito, una sofferenza che non ha risparmiato nessuno dei due. Non c’è stato un tradimento, né tantomeno l’ombra di una terza persona a decretare la fine, come lui stesso ha tenuto a precisare per fugare qualsiasi voce di corridoio; semplicemente, la natura del sentimento aveva mutato la sua forma. Cannito racconta di essersi guardato dentro e di aver realizzato che le loro vite stavano prendendo direzioni diverse, un’evoluzione che, se ignorata, li avrebbe condotti a una convivenza di comodo, una prospettiva che lui rifiuta categoricamente perché la ritiene peggiore di una separazione dolorosa ma onesta.

L’amore che resta e il dubbio sulla scelta

Nonostante la ferita sia ancora aperta, il coreografo non ha alcuna intenzione di rinnegare il passato, anzi, ribadisce con forza che Rossella rimarrà per sempre la persona più importante della sua vita, un amore destinato a non finire mai ma che si è semplicemente trasformato in qualcosa di diverso, quasi fraterno. La sua riflessione, però, non è priva di incertezze, e in questo risiede forse la parte più umana e autentica della sua intervista: Cannito ammette candidamente di non sapere se quella che ha preso sia stata la decisione giusta, definendosi un «animo tormentato» che convive quotidianamente con il peso di quel gesto. Da un lato, la consapevolezza di aver avuto il coraggio di interrompere una storia quando l’amore non era più vissuto in modo totale, per non fare del male a lei e a se stesso; dall’altro, il dubbio persistente che forse si poteva lottare, che forse si poteva trovare un modo per far convivere quell’affetto immenso con le nuove esigenze individuali.

Il punto di vista di Rossella Brescia e la separazione

La versione di Rossella Brescia, emersa in precedenza proprio nello stesso programma televisivo, dipingeva un quadro di sconcerto e dolore per una rottura che l’aveva colta impreparata, una «porta in faccia» dalla quale è stato difficile rialzarsi. La ballerina aveva raccontato di aver inizialmente reagito con rabbia, salvo poi intraprendere un percorso interiore per accettare una realtà che non poteva essere modificata, quella di un uomo che non era più felice al suo fianco. Pur escludendo categoricamente la possibilità di un ritorno di fiamma, anche lei aveva confermato l’assenza di terzi e la fine dell’amore romantico, sostituito da un affetto profondo ma diverso. Le loro dichiarazioni, lette in controluce, raccontano quindi la stessa identica storia: due persone che si sono volute bene per tantissimo tempo, che si vogliono bene ancora oggi, ma che hanno dovuto fare i conti con l’inarrestabile trasformazione dei sentimenti, accettando, non senza sofferenza, che la forma presa da quel legame non corrispondeva più a quella di una coppia.

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