Il truffatore degli hotel di lusso condannato per la tredicesima volta, bandito da 32 comuni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sua storia, fatta di soggiorni in suite prestigiose e fughe notturne, si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario. Alfonso Patrizio Russo, 48enne di origine campana ma residente nel brianzolo, è stato nuovamente condannato per insolvenza fraudolenta, collezionando la tredicesima sentenza a suo carico. L’ultima condanna, arrivata dal Tribunale di Bolzano, si inserisce in un curriculum criminale che l’uomo, specializzato nel truffare gli albergatori del Nord Italia, costruisce ormai da anni con una certa metodicità. Una metodicità, la sua, che gli ha permesso di accumulare una sessantina di denunce e di farsi interdire l’accesso in trentadue comuni italiani, un record negativo che testimonia la capillarità delle sue scorribande.

Le aule di giustizia, d’altronde, sono diventate per lui una sorta di seconda casa. Solo pochi mesi fa, a gennaio, il Tribunale di Como lo aveva condannato a sei mesi con rito abbreviato – che comporta uno sconto di pena – per un episodio risalente al 2022. In quell’occasione, Russo aveva usufruito dei servizi dell’hotel Aria Resort di Cima di Porlezza, sul lago di Lugano, accumulando un conto di seimila euro per otto notti di permanenza, salvo poi allontanarsi senza saldare. Il giudice comasco, nonostante le richieste della difesa di derubricare il reato in semplice insolvenza, aveva confermato l’ipotesi della truffa, riconoscendo l’elemento dell’inganno nella condotta dell’imputato. Un inganno che spesso si materializza nella falsa identità che il 48enne ama indossare: quella del manager di multinazionali, un pezzo grosso della moda o della logistica, in grado di permettersi il meglio senza battere ciglio.

La sceneggiatura, in effetti, si ripete con una regolarità quasi maniacale. Russo sceglie strutture ricettive di alto livello, prediligendo quelle con spa e ogni comfort, prenota la suite più costosa, svuota il minibar e, dopo aver goduto dei servizi, svanisce nel nulla. Una versione moderna e patinata del classico “scroccone”, che però lascia dietro di sé conti salati, spesso nell’ordine di diverse migliaia di euro. Nel 2023, ad esempio, in un albergo di lusso di Bressanone, in Alto Adige, si era presentato come un manager di Amazon, esibendo – vanamente – cinque carte di credito tutte scoperte. Per quel colpo, che era costato all’esercente una perdita di seimila euro e cinquecento, il Tribunale di Bolzano gli aveva inflitto tre mesi di reclusione, una pena diventata definitiva lo scorso febbraio. A testimoniare la perseveranza del personaggio, nella stessa provincia autonoma pendono ancora altri tre procedimenti a suo carico, relativi a soggiorni non pagati in strutture di pregio come un cinque stelle sull’Alpe di Siusi e un hotel nel capoluogo.

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