Saman Abbas, la Cassazione conferma l'ergastolo per i genitori e i cugini. 22 anni allo zio Danish Hasnain

Saman Abbas, la Cassazione conferma l'ergastolo per i genitori e i cugini. 22 anni allo zio Danish Hasnain
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si chiude definitivamente, sul piano giudiziario, la vicenda di Saman Abbas, la diciottenne di origini pakistane uccisa a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, nella primavera del 2021 per essersi opposta a un matrimonio combinato. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato i ricorsi degli imputati, rendendo irrevocabili le condanne inflitte in secondo grado dalla Corte d'Assise d'Appello di Bologna nell'aprile del 2025.

La Suprema Corte ha così posto la parola fine a un iter processuale che ha seguito per oltre cinque anni le tracce di un delitto che ha scosso profondamente l'opinione pubblica italiana, facendo emergere con drammatica chiarezza il fenomeno dei matrimoni forzati e della violenza patriarcale all'interno di contesti familiari culturalmente chiusi.

Ergastolo per i mandanti e gli esecutori materiali

La decisione della Cassazione ha reso definitive le condanne all'ergastolo per i genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, riconosciuti come i mandanti dell'omicidio, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, ritenuti esecutori materiali del delitto insieme allo zio. Per quest'ultimo, Danish Hasnain, la pena è stata confermata in 22 anni di reclusione, una condanna più pesante rispetto ai 14 anni inflitti in primo grado e che riflette il ruolo attivo riconosciutogli nella soppressione della ragazza.

La Cassazione ha accolto integralmente la ricostruzione della Procura Generale, che aveva descritto l'omicidio come un atto "corale e premeditato", organizzato nei minimi dettagli dal clan familiare per punire Saman della sua volontà di emancipazione. Il procuratore generale Marco Dall'Olio, nelle sue richieste, aveva sottolineato come la giovane, secondo la volontà dei parenti, "non poteva decidere da sola della sua vita, non poteva avere una vita propria" e che il delitto fu scelto come unico strumento per "emendare una presunta colpa".

Il nodo della premeditazione e il ruolo del fratello

Uno degli elementi chiave su cui si è concentrata la discussione in Cassazione, e che le difese avevano tentato di far cadere, era l'aggravante della premeditazione. Esclusa in primo grado, era stata invece riconosciuta dalla Corte d'Assise d'Appello di Bologna, un passaggio che ha ribaltato la posizione dei due cugini, assolti in primo grado e poi condannati all'ergastolo in secondo grado.

I ricorsi presentati alla Suprema Corte contestavano proprio un presunto vizio di motivazione su questo punto, sostenendo che la Corte d'Appello avesse parlato di una "premeditazione condizionata". La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto valida e solida l'impostazione dei giudici di merito, che avevano ricostruito un piano delittuoso scattato nel momento in cui Saman aveva perseguito la sua volontà di andarsene. Fondamentale per la conferma delle condanne è stata la testimonianza del fratello minore di Saman, Ali Heider, che all'epoca dei fatti aveva sedici anni.

Nonostante le difese ne avessero contestato l'attendibilità, definendo le sue dichiarazioni una "rimodulazione opportunistica del narrato", la Cassazione ha ritenuto il suo racconto coerente e credibile, considerandolo una base solida per l'impianto accusatorio.

La ricostruzione dei fatti e il ritrovamento del corpo

La sera del 30 aprile 2021, Saman Abbas, che era tornata a Novellara dopo un periodo trascorso in una comunità protetta a Bologna, si incamminò con la madre lungo un viottolo buio nei pressi della propria abitazione, per poi sparire per sempre. Secondo la ricostruzione dell'accusa, fu condotta in una trappola; ad attenderla c'erano lo zio e i cugini che la strangolarono e ne nascosero il corpo in una buca scavata sotto un casolare vicino, a poca distanza dalla casa di famiglia.

Il cadavere della giovane venne ritrovato solo un anno e mezzo dopo, il 29 novembre 2022, a seguito delle indicazioni fornite dallo zio Danish Hasnain, catturato a Parigi dopo una fuga all'estero. I cinque imputati, rintracciati nell'arco di tre anni tra l'Europa e il Pakistan, sono stati tutti riportati in Italia per rispondere del reato di concorso in omicidio volontario e occultamento di cadavere.

I giudici hanno sottolineato come la pianificazione della fuga in Pakistan subito dopo il delitto e la soppressione del cadavere fossero parte integrante del progetto criminoso, finalizzato a garantire l'impunità e a sottrarre i colpevoli alla giustizia.

Reazioni e valore sociale della sentenza

La sentenza definitiva ha suscitato reazioni nel mondo politico e associativo. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato su X affermando che in Italia "non c'è spazio per chi pretende di negare, in nome di presunte giustificazioni culturali o religiose, la libertà, la dignità e la vita di una donna".

L'Associazione Differenza Donna, costituitasi parte civile nel processo, ha definito la decisione della Cassazione "una svolta sul piano sociale, prima ancora che giuridico", che cristallizza il riconoscimento della matrice patriarcale del delitto.

L'avvocata Maria Teresa Manente, responsabile dell'Ufficio legale dell'associazione, ha dichiarato che la sentenza riconosce che la morte di Saman "non è stata un eccesso, un impulso, un 'incidente' di un contesto culturale lontano" ma una punizione deliberata per essersi sottratta al ruolo di subordinazione che l'ordine familiare le imponeva.

La conferma delle pene, a quasi cinque anni dalla scomparsa, rappresenta dunque non solo l'epilogo di una lunga battaglia giudiziaria, ma anche un monito forte contro qualsiasi forma di sopraffazione culturale e di violenza di genere, in un caso che ha tenuto alta l'attenzione sulla necessità di proteggere le donne vittime di tradizioni oppressive. L'avvocata Valeria Miari, legale del fratello di Saman, ha commentato la fine del processo sottolineando che la giustizia è stata fatta, sebbene per il giovane la vicenda abbia rappresentato la perdita di tutto.

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