Commercio di vicinato, la proposta di Confesercenti punta a fermare le chiusure
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Redazione Interno
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Il commercio di vicinato entra al centro di una proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per sostenere le imprese e i servizi di prossimità e contrastare la desertificazione commerciale dei centri urbani. Il sindaco di Casalgrande Giuseppe Daviddi ha sottoscritto l’iniziativa durante il mercato settimanale, aderendo alla raccolta firme allestita nel centro cittadino. La proposta mira a rafforzare il ruolo dei piccoli esercizi nei quartieri e nei paesi, dove la riduzione delle attività commerciali sta modificando il tessuto economico locale.
La posizione degli amministratori sulla tutela dei negozi locali
Daviddi ha spiegato di aver aderito convintamente al progetto, sottolineando la necessità di creare un fondo dedicato al sostegno dei negozi di prossimità. Per il primo cittadino, però, l’intervento economico non dovrebbe rappresentare l’unica risposta alla difficoltà degli esercizi locali: secondo la sua posizione serve un approccio più ampio che non si limiti a misure temporanee. La discussione riguarda la capacità dei territori di mantenere servizi essenziali, punti di riferimento quotidiani e attività che contribuiscono alla vitalità dei centri urbani.
La proposta di Confesercenti ha trovato sostegno anche in Toscana, dove il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione a favore degli esercizi di prossimità e della legge chiamata “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. Il provvedimento si inserisce nella raccolta firme in corso e riguarda il tema della rigenerazione degli spazi urbani attraverso il mantenimento delle attività commerciali locali. L’iniziativa viene quindi accompagnata da un consenso istituzionale che coinvolge livelli diversi di amministrazione.
I dati sulla perdita delle attività commerciali nei territori
Il fenomeno della desertificazione commerciale emerge anche dai dati diffusi da Confesercenti sulla situazione in diverse aree italiane. In Liguria, il commercio al dettaglio ha registrato una diminuzione del numero delle imprese pari al 16,4% in sei anni, mentre nel capoluogo spezzino il calo ha raggiunto il 16,9%, valori superiori alla media regionale e nazionale. Il report presentato a Genova ha analizzato gli effetti della contrazione sul tessuto economico e sociale del territorio.
Un quadro simile viene descritto in Lombardia, dove tra paesi e capoluoghi sono state registrate migliaia di chiusure tra negozi, botteghe, mercati rionali e bar. Nei comuni non capoluogo le attività sono passate da 95mila nel 2019 a meno di 83.500, mentre nei capoluoghi il numero è sceso da 31.900 a poco più di 28.400. Nel complesso regionale le attività commerciali sono diminuite da 127mila a 112mila, con una riduzione del 12%, evidenziando una trasformazione profonda della presenza dei servizi di prossimità.
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