Malpensa resta di Berlusconi, il Tar gela i Comuni: «L’intitolazione è solo un atto simbolico»
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Redazione Interno
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La battaglia giudiziaria sull’intitolazione dell’aeroporto di Milano Malpensa a Silvio Berlusconi, che aveva visto schierarsi su fronti opposti il centrodestra e alcune amministrazioni locali del Varesotto guidate dal centrosinistra, si è chiusa con una pronuncia netta del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia. I giudici, chiamati a esprimersi sui ricorsi presentati dal Comune di Milano e da quelli di Cardano al Campo, Samarate e Somma Lombardo – realtà direttamente insistenti sul territorio dello scalo – hanno dichiarato le opposizioni «in parte inammissibili e per il resto infondate», spazzando via di fatto ogni residua possibilità di modificare la denominazione dello scalo.
L’assenza di un legame territoriale che smonta le opposizioni
Secondo quanto emerge dalla sentenza, pubblicata nelle scorse ore, il Tar ha accolto le tesi difensive dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) e del Ministero delle Infrastrutture. I giudici hanno infatti chiarito che la competenza sulla denominazione degli aeroporti è esclusivamente statale, in virtù della natura di queste infrastrutture che appartengono al demanio pubblico e svolgono una funzione «ontologicamente extralocale». Di conseguenza, non sono applicabili le regole della toponomastica comunale – quelle che disciplinano l’intitolazione di strade e piazze – né tantomeno i Comuni possono vantare un interesse giuridicamente qualificato per opporsi a una scelta che i giudici hanno definito un «atto simbolico». Un aspetto, quest’ultimo, considerato dirimente: poiché l’intitolazione non produce effetti concreti o lesivi sul territorio o sui cittadini, i ricorrenti sarebbero privi della legittimazione necessaria a impugnarla.
L’iter amministrativo che ha portato alla dedica al Cavaliere
La vicenda affonda le radici nei mesi successivi alla scomparsa dell’ex presidente del Consiglio, avvenuta nel giugno del 2023. La spinta politica iniziale arrivò dal Consiglio regionale della Lombardia, che approvò un ordine del giorno per chiedere l’intitolazione dello scalo, un percorso poi formalizzato nella metà del 2024 quando il consiglio di amministrazione dell’Enac diede il via libera definitivo. Da quel momento, le amministrazioni locali avevano tentato di bloccare l’operazione, contestando la fretta e l’uso del toponimo Milano in un aeroporto situato fisicamente in provincia di Varese. Tuttavia, i giudici hanno osservato come «manca un collegamento diretto tra il territorio del Comune di Milano e l’efficacia spaziale del provvedimento», rendendo di fatto inammissibile anche l’impugnativa da parte di Palazzo Marino.
Le reazioni politiche tra soddisfazione e critiche istituzionali
Sul fronte politico, la decisione ha scatenato immediatamente le reazioni dei sostenitori dell’intitolazione. Marco Bestetti, consigliere regionale di Fratelli d’Italia che si era speso in prima persona per la costituzione in giudizio della Regione, ha parlato di una sentenza che «sancisce l’assoluta correttezza dell’iter amministrativo», definendo i ricorsi «ridicoli» e frutto di una «evidente impronta politica». Anche il vicepremier Matteo Salvini ha espresso «grande soddisfazione», sottolineando l’omaggio a un protagonista della storia nazionale. Se da un lato la pronuncia chiude il contenzioso in primo grado, dall’altro riaccende le tensioni tra centro e periferia: il sindaco di Milano Beppe Sala, che aveva guidato l’opposizione a quest’intitolazione ritenendola divisiva, incassa una batosta giudiziaria che definisce i limiti dell’autonomia locale quando si parla di grandi infrastrutture statali.




