Il giallo di Sagrado, un terzo indagato per la scomparsa dell'ex postino
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Redazione Interno
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A quasi sei anni dalla scomparsa di Vito Mezzalira, l’ex dipendente di Poste Italiane originario del Mantovano che aveva fissato la sua residenza nella frazione di Sdraussina, il giallo che avvolge la sua sorte si infittisce con l’emergere di un nuovo nome nel registro degli indagati. Dopo la compagna dell’uomo, Mariuccia Orlando, e il fratellastro di lei, Moreno Redivo, la Procura di Gorizia avrebbe infatti iscritto nel medesimo elenco anche il figlio trentenne della donna, che condivideva l’abitazione con la madre e l’ex postino, scomparso nell’estate del 2019 quando aveva sessantasei anni. La notizia, che nelle ultime ore ha cominciato a circolare con insistenza, trova oggi una conferma indiretta attraverso i legali delle parti coinvolte, i quali, seppur nel rispetto del massimo riserbo imposto dalle indagini ancora in corso, non hanno smentito l’esistenza di questo ulteriore sviluppo.
Il ritrovamento nel pozzo
Un elemento cruciale, che ha impresso una svolta decisiva a un’inchiesta rimasta a lungo in stallo, è stato senza dubbio il rinvenimento di resti umani, avvenuto lo scorso 7 novembre, all’interno di un pozzo interrato situato nel giardino della villetta dove Mezzalira viveva. Quel ritrovamento, di una macabra evidenza, ha spostato il focus delle indagini dalla semplice scomparsa a un ipotetico omicidio, seguito da un meticoloso occultamento del cadavere. Gli accertamenti sui reperti ossei, condotti con le più avanzate tecniche di medicina legale, sono tuttora in fase di completamento per stabilirne con certezza l’identità, un passaggio fondamentale sul quale la magistratura goriziana mantiene un comprensibile silenzio, evitando qualsiasi tipo di comunicazione che possa pregiudicare il lavoro investigativo.
Le accuse e il legame familiare
Il quadro delle accuse, che si va delineando con sempre maggiore precisione, vede ora tre persone accomunate dalla stessa imputazione: omicidio e successivo occultamento di cadavere. A queste si aggiunge, per Mariuccia Orlando e Moreno Redivo, il capo di truffa ai danni dello Stato, un reato che spesso, in casi analoghi, si collega alla percezione illecita di pensioni o altri benefici dopo la scomparsa di una persona. Il nuovo indagato, il figlio di Orlando, si troverebbe dunque a condividere la pesante accusa con la madre e con lo zio, in un intreccio familiare che diventa sempre più stretto e che rappresenta il nucleo centrale dell’intera vicenda giudiziaria.
La tenacia delle sorelle
A tenere alta l’attenzione sul caso, spingendo affinché non venisse archiviato come un semplice mistero irrisolto, è stata la determinazione delle due sorelle di Vito Mezzalira, residenti ad Asola e a Guidizzolo, le quali non hanno mai smesso di cercare giustizia per il fratello. Il loro costante impegno, protrattosi per tutti questi anni, è stato un motore essenziale per le indagini, culminato nelle recenti e decisive operazioni di perquisizione che hanno portato alla luce i resti nel pozzo, un esito che, sebbene tragico, rappresenta forse un punto di arrivo dopo un lungo e doloroso periodo di attesa e di dubbi.




