Ex postino scomparso a Sagrado, indagato per omicidio volontario anche il figlio della compagna
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Redazione Interno
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Dopo le voci, che da giorni circolavano insistenti, è arrivata la conferma ufficiale della procura di Gorizia: per la scomparsa di Vito Mezzalira, l’ex postino di Trieste del quale si erano perse le tracce nell’estate del 2019 dalla sua abitazione a Sdraussina, frazione di Sagrado, il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati sale a tre. Agli imputati, la compagna Mariuccia Orlando e il fratellastro di lei Moreno Redivo, si è infatti aggiunto il nome del figlio della donna, Andrea Piscanec, triestino. L’ipotesi investigativa, che si è andata definendo nel corso di un’indagine complessa, contempla ora il reato di concorso in omicidio volontario, a cui si affiancano le accuse, di minore gravità ma pur sempre significative, di concorso in sottrazione di cadavere e di truffa aggravata e continuata.
Il ritrovamento dei resti e le accuse della procura
Una svolta decisiva, che ha fornito un fondamento concreto a sospetti fino a quel momento basati su circostanze indiziarie, si è avuta all’inizio di novembre, quando i carabinieri, eseguendo una perquisizione approfondita nella casa dove l’uomo viveva, hanno rinvenuto quello che in seguito è stato identificato come uno scheletro umano. I successivi accertamenti, condotti con scrupolo dagli investigatori, hanno potuto stabilire con certezza che i resti appartengono proprio a Vito Mezzalira, ponendo così fine a oltre quattro anni di misteriosa assenza e trasformando le indagini da ricerca di una persona scomparsa in un’inchiesta per omicidio.
Il quadro delle indagini si delinea
La posizione dei tre indagati, sebbene accomunata dalle medesime accuse formulate dalla procura, presenta delle differenze che gli inquirenti stanno valutando con attenzione. La compagna, che condivideva la vita dell’ex postino, e suo fratello erano già da tempo nel mirino degli investigatori; l’inserimento del figlio di lei, Andrea Piscanec, nel novero dei sospettati rappresenta l’elemento di novità che completa un quadro familiare al centro delle attenzioni della magistratura. Le accuse di truffa aggravata, le quali si riferiscono a operazioni finanziarie successive alla scomparsa, suggeriscono l’esistenza di moventi che vanno ben al di là della dinamica, ancora tutta da chiarire, della morte.
Una vicenda che si trascina dal 2019
La vicenda, che ha tenuto con il fiato sospeso l’opinione pubblica locale per anni, ha dunque imboccato una fase giudiziaria cruciale. Il ritrovamento del corpo, se da un lato ha chiuso un capitolo di angosciante incertezza per i congiunti, dall’altro ha aperto un procedimento penale di gravità eccezionale, i cui sviluppi sono ora seguiti con attenzione. Le indagini, che proseguono per definire le responsabilità individuali e ricostruire l’esatta sequenza degli eventi, si concentrano su un arco temporale che va dalla scomparsa dell’uomo fino alle recenti scoperte.




