Il giallo del postino di Gorizia: i resti nel giardino e la compagna indagata
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Redazione Interno
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Per quattro lunghi anni, mentre la sua assenza veniva spiegata con una fuga d'amore all'estero, Vito Mezzalira giaceva in un luogo che, paradossalmente, era la sua stessa casa. È stato un incrocio di elementi apparentemente distanti – la tecnologia delle immagini satellitari e l'istinto primordiale di un cane – a squarciare il velo su una verità sepolta sotto quattro metri di terra nel giardino di una villetta a Sagrado, in provincia di Gorizia. La compagna, Mariuccia Orlando, che aveva continuato a percepire la pensione del compagno, sostenendone l'assenza volontaria, è ora indagata, assieme al fratellastro, per omicidio, occultamento di cadavere e truffa.
Il pozzo e l'occhio del satellite
Le indagini, coordinate dalla procuratrice Giulia Cappella, hanno trovato un punto di svolta decisivo nell'analisi meticolosa delle fotografie aeree. Gli scatti di Google Earth, che ritraggono la proprietà in diverse epoche, hanno mostrato con chiarezza inequivocabile un mutamento significativo: un pozzo, prima visibile e accessibile, appariva in un secondo momento sigillato da una colata di cemento. Quel particolare, che a un occhio distratto sarebbe potuto passare inosservato, è diventato per i carabinieri del Reparto operativo di Gorizia la prova di un intervento anomalo, degno di essere approfondito con un nuovo, accurato sopralluogo.
La riesumazione della verità
È stato in quel contesto che l'operato di Klaus, un pastore belga del nucleo cinofilo, ha fornito il riscontro tangibile ai sospetti degli investigatori. Il fiuto dell'animale, infatti, si è concentrato proprio sull'area del pozzo, indicando la presenza di qualcosa di insolito sotto la superficie. L'intervento dei vigili del fuoco di Gorizia, supportato da una trentina di uomini tra militari e personale specializzato, ha poi portato alla luce ciò che per anni era rimasto nascosto: i resti umani che, secondo le ipotesi investigative, potrebbero appartenere all'ex postino scomparso nel 2019, all'età di settant'anni. Gli accertamenti anatomopatologici avranno ora il compito di confermare l'identità con assoluta certezza.
La truffa e il movente
A interrompere quella che si configurava come una truffa sistematica ai danni dell'erario – la riscossione del vitalizio per un uomo che si supponeva in vita all'estero – è stata la denuncia della sorella della vittima. Il suo gesto ha interrotto un flusso di denaro che, altrimenti, avrebbe potuto proseguire indefinitamente, e ha costretto la magistratura a riaprire un fascicolo che sembrava ormai archiviato. La narrazione della fuga, costruita attorno alla figura di una barista del paese con cui Mezzalira avrebbe intrecciato una relazione, si è dissolta di fronte all'evidenza dei fatti, lasciando spazio a un quadro molto più cupo e complesso, le cui dinamite sono ora al centro delle indagini.




