La compagna di Elia Del Grande, indagata per la fuga sul pedalò
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Redazione Interno
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Elia Del Grande, l'uomo condannato per quella che viene ricordata come la "strage dei fornai", è stato tratto in arresto nella casa di famiglia a Cadrezzate, in provincia di Varese, dopo tredici giorni di latitanza. L'arresto, avvenuto mercoledì 12 novembre, non ha posto fine alle indagini della procura lombarda, che ha invece aperto un nuovo fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati Rossella Piras, la compagna storica del 49enne. Alla donna, la quale si trovava nel Varesotto poche ore prima della cattura dell'uomo, viene contestato il reato di favoreggiamento, poiché si sospetta che sia stata una figura determinante nell'agevolare l'evasione di Del Grande dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia, in quel di Modena.
Le ricerche e la presenza in Lombardia
Mentre i Carabinieri del Reparto territoriale di Olbia la cercavano invano nella sua abitazione, situata nelle campagne di Telti, Rossella Piras era già altrove. La sua assenza dalla Sardegna e la sua contemporanea presenza a Cadrezzate, proprio nel luogo in cui il compagno è stato infine ammanettato, hanno costituito per gli investigatori un elemento di forte sospetto, sebbene la dinamica precisa del suo eventuale coinvolgimento resti ancora da accertare compiutamente. La procura di Varese, la quale coordina le indagini, sta lavorando per ricostruire ogni suo spostamento e ogni suo contatto con il latitante durante quei tredici giorni.
Il precedente e le modalità della fuga
Quella di oggi non è la prima volta che il nome di Rossella Piras finisce negli atti di un'inchiesta legata a Elia Del Grande; un precedente, risalente a circa un decennio fa, vedeva già la donna coinvolta in un episodio analogo, quando l'allora detenuto riuscì a evadere dal carcere. Le coincidenze, come sottolineato dagli atti, non sono affatto casuali e dipingono un quadro di continuità che gli inquirenti stanno approfondendo. Dalle indagini emergerebbe, inoltre, che la fuga dalla casa-lavoro sia stata organizzata con metodi singolari, tra i quali si menziona l'utilizzo notturno di un pedalò, un dettaglio che suggerisce una fuga pianificata e non un'azione solitaria e improvvisata.
L'accusa di favoreggiamento
Il decreto di perquisizione e sequestro, emesso nei confronti della Piras, delinea i contorni di un'accusa precisa: aver fornito assistenza a Elia Del Grande dopo la sua evasione, aiutandolo a sottrarsi alle ricerche delle forze dell'ordine. L'ipotesi investigativa principale è che l'uomo, condannato a trent'anni per l'uccisione dei genitori e del fratello, non abbia agito da solo ma abbia potuto contare su una rete di appoggi, della quale la compagna rappresenterebbe il perno fondamentale. Gli atti, che i carabinieri di Varese stanno analizzando, mirano a provare il suo coinvolgimento attivo in ogni fase della latitanza.




