La compagna di Elia Del Grande indagata per la fuga dalla casa-lavoro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’indagine sulla fuga di Elia Del Grande dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia, avvenuta alla fine di ottobre, si è estesa alla sua compagna, Rossella Piras. La donna, cinquantasettenne originaria di Olbia, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Varese con l’accusa di favoreggiamento personale, poiché si sospetta che abbia fornito un aiuto concreto all’uomo durante i suoi tredici giorni di latitanza. L’iscrizione della Piras, la quale gode dell’assistenza di un avvocato d’ufficio, emerge da un provvedimento di perquisizione che i militari dell’Arma hanno già eseguito, un atto che segna un punto di svolta nelle indagini volte a chiarire le dinamiche della evasione.

Le indagini parallele

Sul caso, come è noto, non lavora soltanto la magistratura varesina, che coordina le indagini seguite alla cattura dell’uomo avvenuta a Cadrezzate, ma anche la Procura di Modena, la quale ha aperto un autonomo fascicolo per far luce sulle circostanze che hanno reso possibile l’allontanamento dalla struttura. Quest’ultima inchiesta, che procede su un binario distinto, si concentra specificamente sulle modalità della fuga, esaminando ogni aspetto logistico e di sicurezza che potrebbe avere giocato un ruolo decisivo in quei momenti.

La cattura a Cadrezzate

La latitanza di Elia Del Grande si è conclusa, dopo quasi due settimane, con un blitz dei carabinieri nel paese in provincia di Varese dove l’uomo, condannato per i gravissimi fatti del 1998, aveva trascorso gran parte della sua vita. L’operazione, condotta principalmente da agenti in borghese, ha portato al suo fermo all’interno dell’abitazione situata sopra il forno di famiglia, un luogo che, per molti, rimane legato a memorie tragiche. Alcuni residenti della zona, che avevano vissuto con apprensione quei giorni, hanno espresso un senso di sollievo nel vedere le strade presidiate dalle forze dell’ordine e nell’apprendere della sua cattura.

Il percorso giudiziario

Elia Del Grande, la cui condanna a trent’anni di reclusione è divenuta definitiva per aver commesso, in un lontano 1998, l’uccisione di diversi componenti del suo nucleo familiare, si trovava in regime di detenzione attenuata presso la casa-lavoro al momento della sua evasione. La sua ricaptura, avvenuta senza incidenti, riporta ora l’attenzione non solo sulla sua persona, ma anche sul sistema penitenziario e sulle misure alternative alla detenzione in carcere, sebbene le indagini si stiano focalizzando sugli aiuti esterni che avrebbe potuto ricevere.

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